| categoria: primo piano

La rete ha deciso: espulsi i quattro ribelli. E i grillini vanno in pezzi

Poco dopo le 19, arriva il verdetto dell’urna virtuale allestita sul blog di Beppe Grillo: la base del Movimento 5 Stelle ha votato per l’espulsione dei quattro senatori Lorenzo Battista, Francesco Campanella, Luis Alberto Orellana e Fabrizio Bocchino, rei di aver apertamente criticato le modalità con cui Grillo ha affrontato Matteo Renzi durante le consultazioni del nuovo presidente del Consiglio. Un faccia a faccia a cui il leader era contrario e a cui era stato costretto proprio su input della base del M5S, consultata anche in quell’occasione.

Nel frattempo, tre dei quattro “dissidenti”, Lorenzo Battista, Luis Alberto Orellana e Fabrizio Bocchino, ma anche Maurizio Romani, si erano già dimessi da senatori. “Se la Rete dovesse pronunciarsi a nostro favore, a quel punto ci tocca – aveva osservato Orellana – e restiamo al nostro posto”. Battista: “Io mi dimetto da senatore, poi se la rete ci salverà vedremo”.

Ma la Rete non li ha salvati. Hanno votato solo le persone iscritte al portale del MoVimento 5 Stelle entro il 30 giugno 2013 e con documento di identità già verificato. Alla fine, sono risultati 43.368 voti. “29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato” scrive Beppe Grillo in un tweet.

Ma la senatrice stellata Enza Blundo rivela su facebook che a tutti gli iscritti al blog è stata inviata una e-mail in vista della consultazione sulle espulsioni. Nel testo, il chiaro invito, tratto dal post dedicato a Grillo alla vicenda: “L’assemblea dei parlamentari del m5s ha deciso di espellere i 4 senatori battista, bocchino, campanella e orellana. Adesso deciderà la rete. Spero che deciderà e confermerà il verdetto della assemblea, così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti”.

La tensione nel M5S al Senato è esplosa ieri sera, nel corso della riunione dei senatori stellati sul caso delle nuove espulsioni, quando una decina di parlamentari aveva deciso di andare via e la senatrice Alessandra Bencini, insultata più volte, era stata vista addirittura in lacrime. Mentre la sua collega Elena Fattori aveva drammatizzato: “Siamo tutti sull’orlo del pianto”.

Lo scontro è avvenuto con il capogruppo, Maurizio Santangelo, quando la senatrice Serenella Fucksia ha chiesto di invalidare l’assemblea congiunta di ieri sera (che ha dato il via libera alle espulsioni di Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino), perché “prima dovevano riunirsi i senatori”. Alla richiesta si è aggiunto Lorenzo Battista, uno dei quattro nel mirino, che a Santangelo ha chiesto: “Chiama Grillo e digli che l’assemblea di ieri non era valida”. Ma Santangelo ha risposto senza mezzi termini: “Sai che c’è? Vattene!”.

A quel punto una decina di senatori (Bencini, Romani, Pepe, Fedeli, Vacciano, Bignami, Campanella, Bocchino, Orellana, Battista, Iannuzzi) hanno abbandonato la riunione tra urla e parolacce, accusando i colleghi ‘ortodossi’ di essere “peggio dei fascisti” e annunciando le dimissioni, come anche le senatrici Casaletto, Mussini e De Pietro. Con questi numeri, tra l’altro, i parlamentari fuoriusciti potrebbero formare un nuovo gruppo a Palazzo Madama, nel quale verrebbero accolti anche gli altri tre senatori M5S già fuori: Marino Mastrangelo, Paola De Pin e Adele Gambaro.

Proprio la Gambaro, oggi nel gruppo misto, è sembrata prendersi la sua rivincita: “Mi spiace, si poteva prevenire, ma quando tiri troppo la corda poi si spezza – ha commentato -. E’ evidente che il M5S manchi di democrazia, poi Grillo dice il contrario ma ormai è tutto fin troppo evidente”. Ma le dimissioni da senatori rassegnate in queste ore di alcuni colleghi 5 Stelle “sono un errore. Ora bisogna che restino al loro posto, continuando dal di fuori, in un nuovo gruppo, a portare avanti le idee del M5S”.

Per Roberto Cotti “sono più di 30 i senatori pronti a difendere” i dissidenti e a costituire un gruppo autonomo. In un post su Facebook, il senatore Cotti invita i militanti a votare contro l’espulsione. E avverte: “Attenzione. La decisione è stata presa col voto di appena una quindicina di senatori (su 50) ed oltre 60 deputati che non conoscono nemmeno i nostri colleghi”.

Dal canto loro i quattro sotto accusa, “rei” di aver criticato il comportamento di Beppe Grillo nel suo faccia a faccia con Matteo Renzi alle consultazioni, si sono difesi in un video.

. E sembra che anche un gruppo di deputati del M5S sia pronto a lasciare il proprio gruppo parlamentare in dissenso per la pratica delle espulsioni. I “dissidenti” si starebbero contando per verificare la possibilità di formare un proprio gruppo a Montecitorio, in parallelo con il Senato. Tra loro il deputato Alessio Tacconi, che si schiera con i senatori sotto accusa e in tweet chiede di essere considerato uno di loro:
Questa mattina Grillo ha esordito sul suo blog con un post molto duro, in cui si è augurato che la Rete ratifichi l’espulsione: “Adesso deciderà la rete, spero che deciderà e confermerà il verdetto della assemblea, così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti”. Poi ha fatto riferimento agli stipendi da parlamentari: “Sono cambiati, si cambia, non è mica detto. Si terranno tutto lo stipendio, 20.000 euro al mese fanno comodo, capisco anche quello. Non capisco le motivazioni ideologiche: ‘grillo non si fa mai vedere, grillo dall’alto, il blog di Casaleggio’. Queste sono cazzate, non sono motivazioni ideologiche”. E ha incitato i suoi in vista delle europee: “Abbiamo una battaglia: dobbiamo vincere le europee e le vinceremo. Daremo il sangue per le europee. Daremo il sangue sulle strade: molti di voi andranno sui palchi di tutti i comuni. 4 mila comuni e due regioni vanno alle elezioni, abbiamo le europee”.

Dopo aver letto il post, Campanella aveva evocato la “macchina del fango”, mentre a dare man forte al leader era il deputato Manlio di Stefano, che su Facebook aveva invitato i militanti del movimento ad essere “coesi come la testuggine spartana, ognuno di noi deve sentirsi protetto dal compagno al suo fianco. In questi undici mesi ho sempre sentito, nei momenti fondamentali, una spada conficcarsi al mio fianco. Questo non è più tollerabile. Fate la vostra scelta. In alto i cuori”.

L’assemblea di ieri sera, alla quale hanno partecipato anche i quattro dissidenti, è stata tesa e a tratti confusa. Riccardo Nuti ha accusato Campanella di aver già pronto il simbolo per un nuovo movimento politico e persino il nome: “Attivisti liberi”. Accuse respinte dal diretto interessato. Sulla stessa linea, seppure con sfumature diverse, anche altri deputati.

Più tardi Orellana, intercettato dai cronisti a Palazzo Madama, aveva anticipato l’idea delle dimissioni e aveva “corretto” il leader: “Grillo mente, è un bugiardo. I senatori non prendono 20mila euro ma 14mila, sono comunque tanti soldi ma noi abbiamo sempre restituito”. E smentisce che fra i dissidenti e il Pd ci sia un accordo.

Ti potrebbero interessare anche:

Ancora una tragedia nel mare. Muoiono cercando di arrivare a riva
L'incredibile Roma dei record, battuto anche il Napoli e sono otto di fila
E adesso sotto con i tagli alla sanità
Italia tagliata in due per un ordigno. AutoSole in tilt, ecco le alternative
L'Italia brucia, molte regioni a rischio. A Capalbio allarme per 'Ultima spiaggia'
Canone Rai, si amplia la soglia di esenzione



wordpress stat