| categoria: Roma e Lazio

Opera di Roma, sciopero confermato. Ma il teatro spera ancora

Campidoglio e ministero non cedono e la tensione tra i sindacati dell’Opera di Roma in lotta contro l’adesione alla legge Bray appare sempre più alta. Tanto più che alla vigilia della Manon Lescaut di Puccini diretta dal Maestro Muti, dalla politica si moltiplicano gli inviti alla responsabilità. E così, isolati e sotto pressione, Cgil, Fials e Libersind, ribadiscono per l’ennesima volta le loro ragioni con una nota arrivata in serata dopo ore di riunione a porte chiuse. Ma in teatro sono in molti a sperare e a pensare che una soluzione possa arrivare in extremis, magari anche nella giornata di domani quando le altre sigle sindacali – contrarie allo stop della ‘primà – insceneranno una manifestazione sul piazzale del Costanzi. In teatro comunque tutto è pronto per l’andata in scena dello spettacolo più atteso della stagione e per il quale è prevista anche la presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La prova generale si è fatta con soddisfazione di tutti, oggi gli ultimi ritocchi al palco e alle luci. Fuortes, il sovrintendente sotto attacco, mantiene aplomb e almeno apparente serenità: «Fino all’ultimo mi auguro prevalga il senso di responsabilità», risponde cortese. Dopo il confronto di ieri con il ministro dei beni culturali e turismo Dario Franceschini e il sindaco Marino, oggi non ci sarebbero stati altri incontri, solo qualche telefonata. Contro lo sciopero, intanto, è sceso in campo anche il leader della Cisl Raffaele Bonanni, convinto che bloccare la prima «sarebbe un grave errore». Bonanni parla in appoggio ai suoi iscritti del Teatro dell’Opera, la parte di sindacato che insieme alla Uil si è dissociata dalla protesta e che oggi – con una conferenza stampa convocata in mattinata – ha spiegato di aver raccolto in teatro oltre 300 firme contro lo stop della prima, annunciando la manifestazione di domani mattina davanti ai portoni ancora chiusi del teatro. La Cisl «non permetterà a nessuno di affondare il Teatro dell’Opera di Roma che è una istituzione culturale di eccellenza per la Capitale e per tutto il paese», ha sottolineato Bonanni. Aggiungendo però che «anche le istituzioni politiche e culturali devono fare di più per risanare i conti ed evitare la chiusura di questa importante realtà artistica». Dal Campidoglio, il sindaco Marino, più volte tirato per la giacca, oggi non risponde. Per lui parla l’assessore alla cultura Flavia Barca, che ribadisce l’appello alla responsabilità ma sottolinea: «Il sindaco è sempre stato disponibile al dialogo ma in questo momento l’interlocutore è Fuortes ed è quindi giusto che il confronto sia con lui». Almeno apparentemente però i ribelli non demordono. Nel comunicato diffuso in serata – dove il termine sciopero non viene mai citato – Cgil Fials e Libersind si «riservano ogni valutazione con senso di responsabilità» e chiedono al sovrintendente Carlo Fuortes «di non persistere nella violazione del’art 41 del CCNL e a non sottrarsi al confronto sottostando ai desideri e alle imposizioni di altri sindacati». Mentre chiedono al sindaco «senso di responsabilità» ricordando i precedenti, quando loro «sulla base del verbale d’intesa sottoscritto in Campidoglio il 25 novembre u.s., immotivatamente disatteso, avevano già riposto fiducia nella sua autorevolezza e ritirato gli scioperi di Ernani».

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