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Rebus sottosegretari per Renzi, maggioranza in fermento

Un rebus spinoso dove, al di là delle diverse anime della maggioranza, Matteo Renzi deve fare i conti anche con le rivendicazioni ‘regionalì emerse in queste ore: si presenta così il nodo dei sottosegretari del nuovo governo, deciso a convocare il Cdm per le nomine tra mercoledì sera e, più realisticamente, giovedì mattina e fermo sulla consistenza numerica della squadra, che non supererà le 50 unità ma che, anzi, Renzi vorrebbe ulteriormente snellire. Restano ancora dubbi sulle quote da assegnare ai partiti della maggioranza e sulla rosa dei nomi, nella quale si fanno spazio i malumori territoriali in seno ai partiti, a partire da Ncd. Il gruppo guidato da Alfano nel pomeriggio era in fibrillazione, con diversi parlamentari che hanno chiesto una riunione d’urgenza per intervenire «prima che sia tardi». Qualcuno non ha esitato a minacciare di passare all’opposizione con Fi mentre resta forte il malcontento territoriale, con molti che denunciano «la scarsa rappresentanza del Sud» già registrata nelle nomine ministeriali. I sottosegretari e viceministri Ncd dovrebbero comunque non essere meno di 7, con alcune conferme, come quelle di Gioacchino Alfano alla Difesa e Luigi Casero all’Economia e qualche nome nuovo, come quello di Enrico Costa alla Giustizia. E malumori emergono anche nel gruppo Per L’Italia, dove si osserva come il voto di ieri al Senato abbia «mandato un segnale chiaro sulla composizione della maggioranza»: per la sua sopravvivenza i 12 senatori Popolari sono al momento decisivi. In area Pi è in calo il nome – con l’interessato che ne esclude la possibilità – di Mario Mauro come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (o viceministro agli Esteri) per gli Affari Ue, delega per cui è in corsa l’ex ministro Enzo Moavero. Verso la conferma Mario Giro (Pi) alla Farnesina mentre alla Difesa potrebbe approdare il generale Domenico Rossi. In pole anche Andrea Olivero al Welfare e, in quota Udc, Roberto Rao alla Giustizia. Superata qualche diatriba interna, sembra invece delineata la quota di Scelta Civica: oltre ai confermati Calenda e Borletti Buitoni – allo Sviluppo Economico e alla Cultura – sono date per sicure le nomine di Benedetto Della Vedova come viceministro dell’Economia e di Enrico Zanetti (o Irene Tinagli) al Lavoro. Per l’Editoria sarebbe ancora in corsa Giovanni Legnini, anche se ci potrebbero essere sorprese all’ultimo momento, così come Marco Minniti indicato per la delega chiave ai Servizi, dove resta in gioco anche la candidatura di uno dei fedelissimi di Renzi, Luca Lotti. Nel Pd, verso la conferma di Lapo Pistelli e Pierpaolo Baretta. Mentre tra i renziani, si fanno largo i nomi di David Ermini, Matteo Richetti e Simona Bonafè, è in pole il nome di Emanuele Fiano all’Interno, con Picierno, Zoggia e un esponente dei ‘giovani turchì in corsa per gli altri posti, che per i dem saranno almeno una ventina. Sembrano invece esclusi civatiani e lettiani per un rebus giunto al rush finale ma non ancora, del tutto, sciolto.

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