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| categoria: Roma e Lazio

SALVAROMA/ L’ira dei dipendenti, basta sprechi

«Diciamolo con chiarezza: per il mese di marzo non ci saranno i soldi per tutti i 25mila dipendenti del Comune». Ignazio Marino non fa giri di parole e lancia l’sos stipendi. Un fulmine a ciel sereno per il personale capitolino dove inizia a serpeggiare sconforto. E i sindacati intanto scendono sul piede di guerra. Se dopo il ritiro del dl enti locali il governo non troverà una soluzione per mettere al sicuro le casse del Campidoglio si dovrà fare i conti con uno scenario di default. «Non potrò più pagare gli straordinari – annuncia il sindaco – e dovrò tagliare di almeno il 40% i contratti di tutto il personale che dipende dal Comune di Roma e parliamo di persone che guadagnano 1200 euro al mese. Io fino ad oggi ho difeso con i denti e con le unghie i loro salari». «Altro che commissariamento – commentano alcuni dipendenti – qui neanche Nerone. Se fosse così sarebbe una catastrofe. Non si può pensare di lasciare senza stipendio migliaia di persone. Che colpa abbiamo noi? Il nostro lavoro l’abbiamo sempre fatto. La colpa semmai è della politica». «Il mutuo chi me lo paga? – si lamenta un’altro lavoratore – Un taglio alla busta paga significherebbero grossi guai per molti di noi. Speriamo di no…». «Al di là dell’attesa di un altro Salva Roma – propone Micaela Quintavalle, la pasionaria autista dell’Atac e leader del movimento Cambia-menti 410, meglio noto come quello dei cosiddetti autorganizzati – si potrebbe cominciare a rimboccarci tutti le maniche, tagliando i numerosi sprechi. Renzi ha deciso che il pubblico è inefficiente e che per salvare Roma bisognerà privatizzare. Ma la strada da seguire è un’altra. Per i sindacati Marino »ancora una volta terrorizza i lavoratori«. E bollano le dichiarazioni del primo cittadino come »minacce mediatiche di taglieggiamento«: »L’irresolutezza della politica – spiegano in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil -, ormai ostaggio di se stessa, ha determinato un quadro di precarietà generale che ha come unica vittima i cittadini, i servizi e i lavoratori. Se la salvezza di Roma passa attraverso la chiusura dei musei, la chiusura delle società, il mancato pagamento dei salari di chi ogni giorno manda avanti questa città, Roma Capitale non può immaginare di avere un futuro«. Ed aggiungono: »Siamo pronti a fare la nostra parte, proporremmo iniziative e sosterremo tutte quelle iniziative per fare in modo che gli accordi presi dal Governo per sostenere Roma vengano rispettati e la crisi economica della capitale non prenda una deriva pericolosa«. Intanto sotto Palazzo Chigi va in scena la protesta del gruppo di Sel in Campidoglio che ha consegnato alla presidenza del Consiglio dei ministri uno scatolone con su scritto ‘Salviamo Romà indirizzato al premier Matteo Renzi. »È incredibile che da ottobre il decreto non sia ancora stato approvato – spiega il capogruppo di Sel Gianluca Peciola – Nel nuovo testo non ci dovrà essere nessuno scambio tra privatizzazione delle società municipalizzate e l’erogazione degli aiuti finanziari che spettano a Roma in quanto Capitale«.

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