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IL PUNTO/ La road map di Renzi, in quindici giorni lavoro. Poi fisco-giustizia

Ci guardano. «Sul nuovo governo c’è un’attenzione significativa» del Paese, dei mercati internazionali, della Comunità europea. E Matteo Renzi, a sottosegretari e ministri che giurano, assicura che «è forte la domanda di fiducia speranza, bisogno, certezza con cui si guarda all’Italia». Per questo il ruolino di marcia è serrato: in 15 giorni la riforma del lavoro, a maggio quella del fisco dopo il «passaggio importante della delega fiscale», a giugno la giustizia, e «subito una legge elettorale degna di questo nome, che i cittadini aspettano». A chi lo ha attaccato per il suo tono spesso volutamente leggero, il premier stasera fa capire di sapere lui per primo che questa è una sfida da far tremare le vene ai polsi. «Vi auguro di essere all’altezza, è l’augurio che faccio a me stesso e che mi lascia inquieto, come è giusto per chi ha responsabilità così grandi – motiva la sua squadra Renzi -. Il mio augurio è che tornando a casa proviate i brividi, un senso di vertigine e di preoccupazione per questa sfida a cui ci chiama il Paese». E ora che la squadra è completa, si parte: «In 15 giorni immaginiamo di dover mettere in campo la proposta sul lavoro che è molto urgente perchè ci viene chiesta non solo dalle istituzioni internazionali ma da quel 12 per cento di giovani e cinquantenni che hanno perso lavoro e non riescono a ritrovarlo», ribadisce di fronte ai dati «terribili» delle ultime ore sull’occupazione. E dopo il lavoro, verrà il fisco, entro tre mesi e prima delle europee e del semestre dove «non dovremo prendere la linea», ma darla. «La delega fiscale è un passaggio importante, entro maggio la riforma del fisco», dice Renzi. «Tutti voi sapete che l’Italia ha la possibilità di farcela, di uscire da questa situazione di difficoltà – conclude -. La politica è l’unica risposta alla crisi che la società sta vivendo, possiamo dare una risposta reale». «Subito operativi perciò – sprona ancora – per attuare quel percorso che immaginiamo e che da qui al 2018 porti l’Italia ad essere un’altra cosa. L’Italia può farcela, noi non dobbiamo fare meglio di altri governi, dobbiamo dare il meglio di noi stessi». Finisce la cerimonia, niente rinfresco. «Siamo in spending review – scherza Renzi – ma se avete portato la cena al sacco vuol dire che riscopriremo un pò di sano associazionismo cattolico».

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