| categoria: Roma e Lazio

Arsenico nell’acqua di Roma, Campidoglio: ‘Nessun allarme’

Agenti inquinanti come l’arsenico fuori soglia di legge negli acquedotti dell’Arsial di alcune zone della periferia nord di Roma, tra i Municipi XIV e XV: scatta l’ordinanza di «divieto di consumo umano» del sindaco Ignazio Marino fino a dicembre 2014. Nel frattempo, autobotti sul posto e cloro nelle condutture per permettere almeno l’uso dell’acqua per cucinare e per lavarsi. E sebbene agli utenti, secondo il gestore, fosse noto da parecchio tempo che quell’acqua non è potabile («è scritto da due anni sulla bolletta»), ciò non ha fermato la polemica. Il Campidoglio, queste le accuse dell’opposizione, pur conoscendo i risultati delle analisi della Asl da dicembre, ha emanato in ritardo l’ordinanza (il 21 febbraio), che è stata divulgata, e male, una settimana dopo. Intanto, raccontano, molti cittadini di Roma nord sono in coda ai supermercati di domenica mattina per fare scorte di casse di minerale. Gli acquedotti in questione sono quelli di Malborghetto, Camuccini, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa, Casaccia-Santa Brigida, che servono una zona scarsamente urbanizzata nell’estrema periferia nord-ovest del territorio di Roma Capitale, un ‘arcò all’incirca tra il Comune di Fiumicino e la via Flaminia, oltre il Raccordo Anulare. Si tratta dei vecchi acquedotti rurali dell’Agenzia per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura della Regione Lazio. Un ente che però, spiega il commissario straordinario Antonio Rosati «non è più attrezzato a gestire acquedotti da anni, e lo sanno tutti». Una competenza «del dopoguerra» che dovrebbe «essere subito presa in gestione da Acea Ato 2, che ha il know how. Dieci mesi di autobotti non è una cosa da Paese civile» ha aggiunto. Che gli acquedotti dovessero passare ad Acea è in effetti deciso da anni, e la Regione Lazio aveva già stanziato, nell’ambito di un protocollo con la stessa Acea, 13,5 milioni di euro proprio per la ristrutturazione e l’adeguamento delle reti Arsial. Secondo Rosati, Acea sarebbe in grado in «venti giorni- un mese di abbassare chimicamente i livelli di arsenico. Poi, tra amministratori, vedremo il Piano di investimento. Anche se le zone sono molto estese ma poco popolose, Acea fa già grandi profitti dalla gestione idrica». Si dovrebbe cominciare a discuterne tra domani e dopodomani, nel corso di un vertice con Rosati, l’assessore regionale all’Ambiente Fabio Refrigeri, il presidente di Acea Ato 2 Sandro Cecili e rappresentanti del Campidoglio (forse l’assessore alle Periferie Paolo Masini). E in quella sede molto probabilmente si chiederà conto ad Acea dell’uso del denaro regionale, come ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio regionale Massimiliano Valeriani (Pd). In ogni caso sia Comune che Arsial hanno negato si tratti di una vera emergenza: «Non c’è nessun allarme – ha spiegato il presidente del XV Municipio Daniele Torquati – l’acqua, lì, non la bevono da vent’anni, usano i pozzi. L’ordinanza è stata fatta a fini precauzionali». Per l’opposizione è stata comunque molto grave la gestione della comunicazione: per i capigruppo di FI in Comune e in Regione Giovanni Quarzo e Luca Gramazio «i problemi di Marino con il governo Renzi non possono e non devono offuscare le esigenze e la salute dei cittadini». «Vergogna, sindaco – l’attacco del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Storace (La Destra verso An) – hai nascosto l’ordinanza. Domani presenterò una interrogazione al governatore Nicola Zingaretti per far smuovere almeno l’Agenzia regionale protezione ambientale e prendere tutte le misure necessarie per tutelare la pubblica opinione».

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