| categoria: politica

Muro del Ncd sul caso Gentile, il nostro uomo non si tocca

È bufera sul caso Gentile, il sottosegretario dell’Ncd finito nel mirino per le presunte pressioni al direttore dell’Ora della Calabria che intendeva pubblicare notizie su un’indagine giudiziaria che riguardava suo figlio. Sulla nomina del sottosegretario ai Trasporti piovono infatti critiche da tutti i fronti mettendo in seria difficoltà l’esecutivo appena completato da Matteo Renzi. Sul premier arriva infatti il pressing della minoranza del suo partito che, a gran voce, chiede a Gentile di far un passo indietro. Ma il partito di Angelino Alfano lancia l’altolà: l’Ncd fa e farà scudo al suo sottosegretario e difenderà da quella che il coordinatore del partito, Gaetano Quagliariello definisce una «corsa a precipizio che di questo passo si sta compiendo verso la barbarie e l’asservimento della politica a operazioni di altra natura». Anche Gentile tira fuori le unghie e denuncia la «macchina del fango» lanciata contro di lui e la sua famiglia. «Da dieci giorni sono vittima di accuse ingiuste e infamanti» si difende e preannuncia a sua volta querela contro il giornale che ha denunciato la sua pressione. E contro il suo editore, che ricorda, è stato rinviato a giudizio per il suicidio del giornalista Alessandro Bozzo. Nei suoi confronti i difensori citano invece una sorta di ‘metodo Boffò: e la riprova, fa notare ad esempio Renato Schifani, sarebbe che la notizia della denuncia del direttore dell’Ora che non sarebbe riuscito a pubblicare quel numero del giornale per un improvviso e sospetto blocco delle rotative, è stata pubblicata da ‘il Giornalè. Nei fatti c’è che oltre ad una parte del Pd, in prima fila a chiedere le sue dimissioni ci sono Fi e la Lega. La nomina di Gentile «è un errore per il Governo Renzi. Ma, considerato chi gli avrà imposto questo nome, non mi stupisce affatto» attacca il forzista Giancarlo Galan e Daniela Santanchè punta dritta verso Renzi: «vuole combattere le mafie. Bene, ma finchè anche lui ha paura dei ‘cinghiali feritì di Alfano le sue restano parole vuote». Anche il Carroccio si mette di traverso: il segretario Matteo Salvini si dice pronto a sfiduciare chiunque nel governo risulti indagato. Anche i Cinque Stelle affilano i coltelli e, dopo l’interrogazione sul caso dell’Ora della Calabria, domani potrebbero decidere di presentare una mozione di fiducia al sottosegretario. «Domani sottoporrò la richiesta al mio gruppo» annuncia il senatore eletto in Calabria Nicola Morra. «Stiamo valutando» conferma il capogruppo Maurizio Santangelo. Nel governo, per ora, tacciono sia il premier sia il ministro degli Interni, a riprova che il caso – comunque lo si tratti – potrebbe causare un terremoto ad effetto domino nella maggioranza e nel governo. La richiesta di dimissioni arriva infatti soprattutto dalla minoranza Pd: i bersaniani, Rosy Bindi e Civati. Anche il segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno annuncia che sottoporrà alla sua assemblea la richiesta al governo di revoca della nomina. E insorge la stampa: i direttori delle principali testate italiane, interpellati da ‘il Fatto, chiedono un suo passo indietro e il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Jacopino gli chiede rispetto: Gentile «ha diritto di difendersi. Il diritto che non ha è di collegare la sua vicenda alla tragedia di Alessandro Bozzo

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