| categoria: editoriale, Il Commento

Siamo tornati a un passo dalla guerra fredda

Eravamo talmente distratti dalle baruffe di cortile di casa nostra da non renderci conto che il mondo attorno stava cambiando in fretta. Abbiamo seguito con apprensione, certo, ma anche con un relativo distacco le vicende ucraine, settimane e settimane di tensione, di colpi di scena, di incidenti. Abbiamo seguito distrattamente ciò che accadeva a Sochi, senza voler approfondire il disagio che da quella parte del mondo emergeva evidente. I segnali c’erano. E oggi Putin lucido, freddo, arrogante, muove i suoi paracadutisti e i suoi tank. Più volte nella storia recente Mosca ha affrontato in modo così muscolare i suoi problemi. Abbiamo rivisto brandelli di storia passare davanti agli occhi in fretta. L’alto là di Obama, la condanna del mondo occidentale, l’imbarazzo dell’Onu e della Ue. Le sprezzanti risposte di Putin, deciso a difendere gli interessi russi. Chi pensava che la fuga del presidente ucraino rappresentasse l’ultimo atto di una crisi non poteva immaginare che sarebbe stato invece il primo passo verso un confronto internazionale di enorme proporzioni. Washington e Mosca l’uno contro l’altro, in un confronto tutto basato sui nervi. Chi farà la prima mossa, come si comporterà Obama? Putin le sue mosse le ha già fatte. Ora tocca agli Usa. E’ finito il tempo dei buoni rapporti, altro che scaramucce sui diritti dei gay. Siamo a un passo dalla guerra fredda. Ma nel mondo della globalizzazione, delle interdipendenze, non si può più fare. Va a pezzi il sistema .

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