| categoria: economia

Un terzo del gas italiano viene dalla Russia e passa per l’Ucraina, ma ora non ci sono rischi

Un terzo del gas importato in Italia e in Europa viene dalla Russia, e sul territorio dell’Ucraina passano i principali gasdotti che lo trasportano verso l’Occidente. La gravissima crisi in corso tuttavia arriva in un momento in cui, vuoi per la fine della stagione invernale, vuoi per i bassi consumi dovuti alla situazione economica, gli stoccaggi sono pieni al 45% e quindi un eventuale rallentamento dei flussi non desta preoccupazione nel settore. L’ad dell’Eni Scaroni qualche giorno fa ha escluso problemi «fino all’estate» anche nel caso dello scenario peggiore, quello di blocco totale delle forniture. Al momento a Tarvisio, dove arriva il gasdotto Tag che trasporta la quasi totalità del gas russo, passando anche per l’Ucraina, il flusso è regolare e nella media. Nel nostro Paese quindi circa il 30-35% del gas importato, secondo fonti industriali, viene dal paese di Putin. Una percentuale consistente ma in linea con quella degli altri paesi europei. In alcuni paesi dell’Est e Sud Europa tuttavia le percentuali salgono a livelli più elevati, e nel caso della Croazia sfiorano il 100%. Al gas russo si affianca quello in arrivo nella nostra Penisola dall’Algeria, dalla Libia e da Olanda e Norvegia attraverso diversi gasdotti (Transmed, Greenstream, Tenp e Transitgas). Sono da completare o appaino ancora sulla carta invece i progetti South Stream (promosso da Gazprom per far arrivare sempre gas russo ma senza passare per Kiev) e quelli Nabucco e Tap, che invece attingono da altri paesi dell’area del Caucaso e del Mar Caspio, riducendo così la dipendenza da Mosca. Il Tap in particolare approderebbe in Italia in Puglia passando per il Mar Ionio. Tornando al gas russo, nei paesi dell’Europa Occidentale arriva attraverso numerose infrastrutture come lo Yamal che passa per Bielorussia e Polonia per approdare in Germania, il Nord Stream che passa attraverso il Mar Baltico proprio per evitare l’Ucraina e il Blue Stream che invece giunge in Turchia. Kiev è così crocevia di una fitta rete da 40mila km di gasdotti nati in epoca sovietica e che poi si diramano per agganciarsi alle reti europee come il nostro Tag. Da questa rete arriva circa l’80% del gas destinato al Vecchio Continente e che porta al governo di Kiev notevoli ritorni in termini di tariffe ma anche tutta «l’attenzione» interessata di Mosca.

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