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ABRUZZO/ Marmi e bassorilievi, il tesoro dei rom accumulato con droga e usura

L’altra faccia del fenomeno Rom. Se nella capitale il quadro generale è di miseria e di degrado, sulla costa adriatica abruzzese la situazione è ben diversa. Qui i rom sono dichiaratamente ricchi e sfacciati. La prima cosa che fanno, quando comprano una casa, è ristrutturarla. C’è chi ha speso fino a 165mila euro (tutti in contanti) per trasformare un anonimo villino a due piani della periferia pescarese, in una villa sfarzosa dotata di tutti i comfort. A cominciare dagli impianti di videosorveglianza e di aria condizionata, con vasca idromassaggio, camini e imponenti scalinate con corrimano in ferro battuto. E poi il salone, che deve essere grande e di pregio (stucchi, controsoffitti, spatolato veneziano e bassorilievi alle pareti) perché è lì, sotto a enormi lampadari di cristallo, che si raccoglie la famiglia. Tavolate anche di trenta persone che all’esterno, nelle cene d’estate, raddoppiano sotto il patio del giardino, all’ombra di leoni e giganteschi putti in marmo. È proprio sulla ristrutturazione, più che sull’acquisto di case che invece riescono a comprare a prezzi convenienti se non stracciati, che investono i loro soldi i rom più ricchi. Quelli tallonati dalle forze dell’ordine perché nullatenenti e senza un lavoro, eppure dal tenore di vita da fare invidia a chiunque. Su questo evidente contrasto si basano i provvedimenti con cui dal 2007 a Pescara, ma dal 2002 a Teramo, i Tribunali abruzzesi grazie al Codice delle leggi antimafia stanno disponendo, su proposta dei questori, i sequestri di beni che a oggi si possono quantificare in circa 90 milioni di euro (di cui la fetta maggiore a Pescara e a Teramo con sequestri rispettivamente per 37 milioni dal 2007 e 36 milioni di euro dal 2002) tra case, macchine, moto, terreni e conti correnti, congelati e spesso sottratti (quando il sequestro diventa confisca definitiva al terzo grado di giudizio), ai rom abruzzesi che vivono di reati.

Droga e usura. Reati che oggi riguardano i traffici di droga (vedi i Bevilacqua di Vasto con la camorra o i Ciarelli di Pescara con gli albanesi), ma come ieri anche l’usura, i furti e le estorsioni e che tocca agli investigatori rilevare e dimostrare di pari passo con gli accertamenti sui patrimoni accumulati negli anni e occultati da prestanome sempre più difficili da individuare tra cognomi che rimbalzano, uguali, per tutto l’Abruzzo. È tutto qui il lavoro certosino che i finanzieri (il Nucleo di polizia tributaria) e la polizia (con la Divisione anticrimine e la sezione Misure preventive) e i carabinieri in alcuni casi, continuano a fare ricostruendo a ritroso gli alberi genealogici e i possedimenti delle famiglie rom.

Case e conti correnti. Di fatto un tesoro (ma i rom detestano che lo si chiami così) che racconta i gusti e gli stili di vita di una popolazione che sul territorio regionale è presente ovunque, fatta eccezione dell’Aquila capoluogo. E se da una parte cominciano a farsi furbi, prendendo le macchine (tra i beni prediletti) in leasing piuttosto che vedersele portare via alla prima notifica di sequestro (è di Umberto Spinelli la Bmw oggi in uso alla squadra mobile di Pescara), continuano a non rinunciare al lusso sfarzoso di cui riempiono le loro case. Sono tendaggi di raso, quadri, statue, controsoffittature e faretti, giganteschi tavoli, barbecue professionali e televisori al plasma fino a 60 pollici. E ancora tappeti e pesanti oggetti in argento, con le colonne in marmo che si ripetono nei patii esterni e fin dentro i bagni.
Ma non è solo sulla casa che spendono.Come fanno rilevare gli investigatori che da anni si occupano dei loro conti correnti e delle loro “disavventure” giudiziarie, i rom dai facili guadagni hanno facile anche il portafogli. A cominciare dagli uomini che, negli anni, non hanno smesso di scommettere sui cavalli (alcuni di loro sono proprietari di esemplari da corsa) e di giocare d’azzardo nelle bische clandestine che ancora esistono e dove, tra “zecchinetta” e “concia” (una sorta di scopa con due mazzi da 40) arrivano a giocarsi anche le case.E poi i night di cui i rom sono gran frequentatori. E questo nonostante le loro mogli di polso, in grado di accudire fino a dieci figli (famosa la moglie del pescarese Carmine Bevilacqua che fece fino a 14 figli per evitare il carcere), di spacciare lo stupefacente in casa (ma in quella popolare che la maggior parte continua a usare come market) e, nello stesso tempo, brave a far risplendere i marmi delle preziose dimore. Abituati a gestire grosse somme di denaro in contanti, difficilmente aprono conti in banca, ma piuttosto si affidano agli uffici postali (dove molti di loro sono anche beneficiari di assegni di invalidità o sussidi di vario genere) o alle assicurazioni, sulla vita o sugli incidenti stradali. La stessa assicurazione grazie alla quale, di recente, un rom pescarese è riuscito a riprendersi la casa sequestrata dimostrando di averla comprata con i 130mila euro avuti in seguito all’incidente che gli aveva invalidato un ginocchio.

Contanti che i rom sono abituati a spendere ma anche a incassare (soprattutto con usura e droga), considerando che da un chilo di cocaina spacciata al minuto dalle donne in casa (gli uomini si occupano di ordinarla e quando arrivano i grossi carichi spesso non rincasano nemmeno) si arriva a guadagnare fino a 120mila euro. Soldi che spesso non bastano a sostenere il tenore di vita di famiglie comunque numerose e che, raccontano gli addetti ai lavori, oggi iniziano ad avere qualche difficoltà, non tanto per la crisi, ma per le confische che a ritmo di 4- 5 volte all’anno (nel caso di Pescara), stanno intaccando patrimoni e certezze. E intanto, la giustizia fa il proprio corso e c’è da pagare, subito e in contanti, anche stuoli di avvocati. E mentre c’è già chi ha iniziato a fare richiesta di una casa popolare, c’è chi si è affidato a un consulente finanziario per investire e portare altrove i propri soldi.

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