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UCRAINA/ La Ue condanna Mosca ma è divisa sulle sanzioni

La Ue «condanna con forza» la «chiara violazione» della sovranità ucraina e «gli atti di aggressione» della Russia. Ma dopo cinque ore di Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri non denuncia «l’invasione» e non ipotizza sanzioni a carico di Mosca. I 28 in sostanza cercano di dare spazio alla diplomazia in attesa che giovedì scendano in campo i leader, convocati da Herman Van Rompuy per un vertice d’emergenza a Bruxelles. Ma intanto la Polonia si sente «minacciata» da quanto succede in Ucraina e «attorno» e chiede alla Nato un nuovo Consiglio Atlantico, stavolta in base all’articolo dello statuto che permette di attivare l’Alleanza militare. Nelle conclusioni dei ministri degli Esteri c’è una minaccia di «decidere sulle conseguenze per le relazioni bilaterali» se «non ci saranno passi di de-escalation» da parte della Russia. Confermato che il G7, dopo lunghe discussioni, ha deciso «per il momento la sospensione dei lavori preparatori» del vertice di Sochi, ipotizza la simbolica sospensione delle trattative per la facilitazione dei visti e quella sul rinnovo dell’accordo di partenariato strategico, che in realtà sono già in stand-by da oltre un anno per le note divergenze sul fronte dei diritti umani. Poi si prospetta la possibilità di «considerare ulteriori misure mirate». Ma non si parla esplicitamente di sanzioni, come invece avrebbero voluto molti falchi tra i quali polacchi, Paesi baltici, Irlanda e Gran Bretagna. A volere un linguaggio più contenuto, soprattutto Germania e Italia. «La parola d’ordine è abbassare i toni», spiega Federica Mogherini, all’esordio a Bruxelles nelle vesti di ministro degli Esteri. L’obiettivo condiviso da tutti, dice, è quello di «evitare lo scenario peggiore», ovvero la divisione dell’Ucraina e «una vera e propria invasione». Ed evitare «scenari da guerra fredda», questi sì, che «avrebbero conseguenze su altri scenari internazionali». Nelle ultime ore, spiega, ci sono stati «contatti positivi» sul fronte della diplomazia. Ricorda che nel colloquio diretto con Lavrov di alcuni giorni fa, il ministro degli Esteri del Cremlino ha dato la sensazione di «essere consapevole della necessità di una soluzione condivisa». Il problema, in sostanza, è quello di trovare una exit strategy per Putin, spiegano fonti diplomatiche. Per il nuovo capo della Farnesina «la forza del nostro messaggio non è nell’alzare i toni, ma nel parlare con una voce sola». Cosa non facile, quando per Berlino è «la peggior crisi dal dopoguerra» e per Londra «la peggiore del XXI secolo». Ma per ora prevale la linea di non premere troppo sull’acceleratore. Così Mogherini spiega anche che la decisione di sospendere «per il momento» la partecipazione del G7 ai lavori preparatori del vertice del G8 a Sochi «non significa il boicottaggio». Anche se ci sono volute lunghissime trattative per frenare gli ardori di Washington. Perchè, vista dall’Europa, «è chiaro che non c’è una opzione militare» sul tavolo, osserva Mogherini, sostenendo che «la differenza tra Usa e Europa è molto minore di quello che appare». E domani la trattativa ripartirà con l’incontro a Madrid tra Catherine Ashton e Serghei Lavrov.

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