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MILANO/La Procura si esprime sui funghi riscaldanti, si chiudono i bar

Cerrato lo scorso gennaio aveva disposto una serie controlli a tappeto nei locali della città che usano i funghi a gas per riscaldare i dehors e i primi sei bar controllati nei dintorni di corso Vittorio Emanuele erano risultati tutti fuori norma. «Bastano pochi chili di gas per causare un esplosione e, in caso di incendio, si rischia una carneficina», aveva dichiarato il magistrato, annunciando che – una volta completato il censimento avviato dal Comune per registrare quanti locali facciano uso di bombole a gas per il riscaldamento dei tavoli all’esterno o per preparare i cibi – avrebbe inviato una circolare sulle disposizioni di sicurezza ai negozianti e raccomandare l’utilizzo, più sicuro, dei funghi elettrici. Intanto, anche dopo altri controlli eseguiti in zona Navigli dove «due locali su tre sono risultati fuori norma», è partito dalla direttiva alle forze dell’ordine, inviata per conoscenza anche a tutti i magistrati inquirenti del palazzo di giustizia, al segretario generale di Confcommercio e al presidente di Assogasliquidi – Milano. «Si registra da qualche anno, un incremento nell’utilizzo di apparecchiature di cottura cibi in negozi mobili commerciali all’aperto e riscaldandi i dehors di pubblici esercizi (cosiddetti funghi radianti) – premette Cerrato nella direttiva -. Dette apparecchiature vengono alimentate con gas gpl in bombole utilizzate spesso in modo improprio e disinvolto, come è emerso nel corso di recenti indagini, suscettibile di gravi e disastrose conseguenze per l’incolumità delle persone». Per questo, «si ritiene opportuno varare la presente direttiva». Cerrato quindi segnala che «le maggiori criticità si rilevano in conseguenza del superficiale e scorretto utilizzo delle bombole contenenti gpl (…) da parte dei gestori di autonegozi addetti alla cottura di cibi (presenti anche in vari punti della città di Milano tra cui in adiacenza allo stadio di San Siro in occasione di partite e concerti)» e «presso bar e ristoranti per il riscaldamento dei dehors». E poi elenca poi tutte le norme in materia, ricordando alle forze dell’ordine di controllare in sostanza che le bombole di gpl siano sempre installate in posizione verticale; che i negozianti non le collochino a livello più basso suolo, sia che tali bombole siano vuote, sia che siano piene perché il gas essendo più leggero dell’area rischia di provocare esplosioni; che nei locali le bombole siano sempre montate e protette dai raggi solari, mentre quelle vuote o piene non siano stoccate negli stessi bar; che siano adottate idonee misure per prevenire incendi; che le azioni di collegamento e distacco delle bombole siano fatte da personale qualificato«, per citarne qualcuna. Se taluna di queste prescrizioni dovesse risultare violata, Cerrato dispone che le forze dell’ordine agiscano nei seguenti modi. In caso di »scoppio, lesioni personali, intossicazioni, incidente mortale, incendio) le bombole di gpl andranno sequestrate«. Qualora siano riscontrate violazioni delle norme di sicurezza , »i bidoni di gpl (…) potranno essere semplicemente rimossi«. Nell’ipotesi di condotte di recidiva e o di particolare gravità tali autorità (…) valuteranno nella loro discrezionalità l’opportunità di sospendere o revocare la licenza degli esercizi che costituiscono un pericolo per la sicurezza dei cittadini» e «ora sussista tale pericolo, e ricorrano condizioni di necessità e urgenza, gli ufficiali operanti potranno richiedere all’autorità giudiziaria il sequestro, per finalità preventive (oltre che probatorie), non solo delle apparecchiature, ma anche dell’esercizio commerciale, e financo procedervi direttamente». Meglio passare ai funghi elettrici, insomma.

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