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Italicum in aula, no ad emendamenti su parità di genere

“Lasciamo lavorare la Camera”. Così Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sui nuovi passaggi della riforma elettorale su cui oggi l’aula di Montecitorio inizia a votare.

Da stamattina Montecitorio ha iniziato la discussione sugli emendamenti presentati dai gruppi. Dopo il via libera di Forza Italia alla nuova versione dell’Italicum proposta dal Pd – via libera che prevede l’applicazione della nuova legge solo alla Camera – la strada verso l’approvazione sembra in discesa anche perché i democratici hanno ritirato tutti gli emendamenti non previsti nell’accordo, fatta eccezione per quelli sulla parità di genere. Iniziativa che il Pd pretende ora anche da Scelta civica. “Sc dovrebbe ritirare i suoi emendamenti, compreso quello sulle primarie, altrimenti si apre un problema politico non indifferente”, avverte il capogruppo in commissione Affari costituzionali, Emanuele Fiano.

LEGGI Cos’è l’Italicum

Il comitato dei nove della commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il via libera anche agli emendamenti sulle candidature multiple: l’accordo prevede che non siano ammesse più di 8 candidature multiple. Accantonato invece l’emendamento cosiddetto ‘salva-Lega’, in quanto restano da sciogliere ancora alcuni nodi, e quelli sulla parità di genere.
Il presidente della commissione, Paolo Sisto, ha spiegato che l’accantonamento è dovuto alla mancanza di un accordo all’interno della maggioranza.

Scelta che ha scatenato un forte malumore bipartisan delle deputate, alle quali non va giù che i colleghi uomini abbiano deciso di accantonare gli emendamenti alla legge elettorale sulla rappresentanza di genere. Fonti parlamentari di maggioranza riferiscono che gli ‘ostacoli’ maggiori arrivano proprio dal partito di Berlusconi, che non gradirebbe un vincolo stretto previsto dalla legge sull’alternanza di genere. Ma sul punto storcono il naso anche i colleghi uomini nel Pd, tanto da sostenere, con l’assicurazione dell’anonimato, che se anche le deputate dovessero “insistere e mettere a votazione gli emendamenti, avrebbero la peggio, visto che gli uomini sono maggioranza in Aula”.

A pesare sono anche le critiche della minoranza interna al Pd, con Pippo Civati che ha bollato la nuova versione come un pasticcio. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha sgomberato il campo dalle polemiche delle ultime ore, sottolineando il fatto che la riforma elettorale per il Senato è comunque superflua dal momento che Palazzo Madama così com’è oggi dovrà essere soppresso. In caso di voto anticipato, tuttavia, lo scenario che si aprirebbe sarebbe quello di una consultazione elettorale con due diversi sistemi: l’Italicum alla Camera, il cosiddetto ‘Consultellum’ a palazzo Madama, vale a dire un sistema proporzionale che recepirebbe le indicazioni della Consulta.

E mentre il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, ribadisce che la modifica all’accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale “non è per noi una sconfitta”. da Siracusa il premier Renzi stamani sull’Italicum si è espresso così: “Ottimismo? Vedremo…”.

Contro l’Italicum si scatena il Movimento 5 Stelle di Montecitorio che sul blog del ‘fondatore’ Beppe Grillo pubblica un post durissimo dal titolo ‘con il #pregiudicatellum il tuo voto vale zero’. Il M5S ha anche presentato insieme a Sel un emendamento per chiedere di cancellare in toto l’Italicum attraverso la soppressione dell’articolo 1, che l’Aula di Montecitorio ha però respinto. Voto che per quanto scontato è stato accolto con soddisfazione dal Pd. “Passa il primo voto segreto sulla legge elettorale 344 voti contro emendamento soppressivo 188 a favore”, scrive su Twitter il deputato democratico Emanuele Fiano.

La Camera ha poi votato anche a favore dell’accantonamento della delega al governo sulla definizione dei collegi. Ad avanzare la richiesta è stato il relatore Sisto, per necessari “approfondimenti”, relativi appunto all’emendamento che prevede di affidare al governo, attraverso delega, il compito di ridisegnare i collegi. Questo emendamento era frutto dell’accordo precedente tra Pd, FI e Ncd, a seguito del quale sono state eliminate le originarie tabelle in allegato che, invece, ridefinivano direttamente i collegi plurinominali. Sui collegi, tra l’altro, l’Aula ha bocciato l’emendamento di Scelta civica che chiedeva l’introduzione dei collegi uninominali.

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