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“Cilento no limits”, la terra delle meraviglie cerca il turista straniero

Il parco nazionale del Cilento – il più grande d’Italia, incastonato tra il mare, la costa che si snoda tra Paestum e Sapri, e i monti Alburni; tre quarti d’ora per arrivare dalle spiagge ai villaggi sperduti tra i boschi a 1500 metri di altitudine – gioca il suo “jolly” e, senza aspettare i progetti governativi fino ad oggi rivelatisi soltanto annunci, si propone sulla scena internazionale come meta di un nuovo turismo il cui obiettivo non è più soltanto di vedere posti nuovi ma la ricerca di luoghi nuovi dove captare e vivere le emozioni che essi sprigionano. Una merce sempre più rara, e quindi un “atout” prezioso per chi questo “capitale” detiene.

L’offerta presentata ai giornalisti stranieri dell’Associazione della stampa estera di Roma si chiama “Cilento no limits” e il “senza limiti” fa riferimento alla vasta gamma di “meraviglie” che il turista può scoprire nel Cilento: il mare e le scogliere tra le più belle del Mediterraneo (14 le ‘bandiere blù’ certificate), le migliaia di chilometri di sentieri, da percorrere a piedi o in bicicletta (e, per chi vuole, a dorso d’asino), le decine di monasteri medievali, il vino, i formaggi e i salumi prodotti in loco secondo le tecniche antiche, il tipico “fagiolo di Controne”, ricercato dai ristoranti di eccellenza di mezzo mondo, la cucina mediterranea mare&monti, a base di carne e di pesce, i “doc” della Piana del Sele e i liquori fatti in casa dai cilentani.

Soprattutto, però, “Cilento no limits” è un’immersione, fuori dal tempo, in un mondo quasi ovunque scomparso. Un’immersione nel silenzio dei boschi, delle grotte carsiche – nelle quali si nasconde, per riemergere decine di chilometri più a mare, il fiume Calore – e delle scogliere a picco sul mare. Un luogo dove ritrovare il ritmo naturale della vita, una pausa nel frenetico muoversi di oggi per godere di albe e tramonti nello scenario dei templi dorici di Paestum o di quelli di Elea, poi diventata Velia e oggi Ascea, la città della Magna Grecia famosa per la scuola filosofica di Parmenide, con le sue terme ellenistiche  e quelle romane. Cultura ma anche, sulle piagge, il piacere sulla pelle della salsedine e del sole. Oppure il piacere delle arrampicate.

Il Cilento è un mosaico di realtà ciascuna delle quali  suscita emozioni particolari. Oltre alle spiagg e ai percorsi di trekking –  a piedi o in bici – attraverso i  boschi, dove l’inverno dura un paio di mesi e per gli altri dieci è una primavera continua.  C’è un villaggio, Roscigno, “il paese che cammina”: è appoggiato su una roccia che scende inesorabilmente, lentamente, a valle, dove l’inevitabile crollo delle case a valle è stato compensato, per secoli, dagli abitanti che hanno regolarmente ricostruito a monte della frana. Oggi Roscigno è un paese ‘morto’ ma, come una nuova Pompei, intatto: con le sue case e la sua chiesa del ‘600. E un solo abitante. Un gruppo americano ne è rimasto conquistato, e vorrebbe salvarlo dal crollo, in una parola dalla “morte”: studi per trovare una rimedio alla frana sono in corso.

A chi, come chi scrive, ha potuto scoprire il Cilento, questa regione è parsa un’oasi di pace soprattutto per lo spirito. Tesi che trova d’accordo Marisa Prearo, la project manager di “Cilento no limits”. “Il Cilento – spiega – è una terra per io turisti, sempre più numerosi, che vogliono staccarsi per un po’ dalla vita frenetica di ogni giorno, in cerca esclusivamente di emozioni. Essere in  una casa di vetro, nei boschi, in uno spazio aperto sul mare e sulle montagne; o ai piedi dei templi di Paestum e Ascea, nella luce straordinaria che c’è da noi  quando la notte lascia il posto all’alba o il giorno al tramonto. Un’atmosfera magica”. Un paradiso sulla terra, insomma.

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