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Alba di sangue, tre sorelline uccise dalla madre a coltellate a Lecco

Non ci sono moventi sufficienti quando si arriva a uccidere i propri figli, ma solo una follia inarrestabile. Quella che ha insanguinato, oggi all’alba, un piccolo appartamento alla periferia di Lecco, dove una madre, lasciata dal marito, ha impugnato due coltelli e ha ucciso senza pietà le bambine di 3, 10 e 13 anni. Resasi conto, dopo quei terribili minuti trascorsi a fare mattanza delle persone a lei più care, dell’orrore commesso, ha cercato di tagliarsi le vene, senza riuscirci, e grondante di sangue è andata a suonare alla porta di un vicino, che ha chiamato il 118. Poi, dopo cinque ore di interrogatorio, ha confessato. In ospedale per suturargli le ferite i medici l’hanno sottoposta a un’operazione chirurgica ma non si troverebbe in pericolo di vita. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, in corso Bergamo 87, nella frazione periferica di Chiuso, si sono trovati davanti una scena definita «raccapricciante»: la donna, Edlira Dobrushi, casalinga albanese di 37 anni, coperta di sangue, sulle scale della palazzina, in stato confusionale, e le tre bambine, senza vita, con i terribili segni dei fendenti, ricomposte sul letto matrimoniale, in un delirante tentativo di riportare indietro il tempo o forse come tardivo gesto di pietà. L’allarme ai carabinieri di Lecco è così giunto pochi minuti prima delle 6.30 quando il 118 ha avvisato i militari di avere soccorso in una palazzina una donna in evidente stato confusionale e completamente imbrattata di sangue e di avere trovato dei cadaveri in casa. Dai primi accertamenti le due bambine più piccole, Keisi, di 10 anni, e Sidnei, di appena 3, potrebbero essere state colpite nel sonno, mentre la più grande, Simona, di 13, dal tipo di ferite che presenta, sarebbe riuscita a rendersi conto dell’ aggressione tentando di difendersi. La dinamica esatta di quanto accaduto è però ancora da chiarire nei particolari, visto che la donna si trovava in uno stato di profonda prostrazione anche durante il lungo interrogatorio da parte del magistrato. Di certo ha usato due coltelli, che sono stati trovati. Di certo era disperata per la separazione in corso con il marito, con cui il rapporto si era spezzato dallo scorso settembre, ma non risultava in cura presso strutture sanitarie. Certamente non se la passava bene economicamente, e veniva aiutata dalla parrocchia, lei che è musulmana, con vestiti e generi di prima necessità. Per arrotondare faceva le pulizie in casa di conoscenti, che avevano di lei la massima fiducia. Qualche lite con le figlie, soprattutto la grande, e il marito, come sempre in questi casi, ma niente di grave, nessun intervento dei carabinieri, con il padre che andava a prendere le figlie a scuola e manteneva comunque un dialogo con la moglie. Insomma, nessuna avvisaglia, in questo lasso di tempo, avrebbe potuto far presagire un’azione simile, tanto che la vita scorreva quasi normale. Fino a venerdì sera, quando l’uomo ha forse rotto gli indugi ed è partito per l’Albania, suo paese natale, dopo aver apertamente detto di avere un’altra donna. Il mondo deve essere crollato addosso a Edlira, e la follia deve aver preso piano piano il posto della paura armando la sua mano. Non a caso, davanti al magistrato e ai carabinieri che la incalzavano, tra le lacrime, gli occhi spenti, alla fine ha ammesso la sua colpa dicendo: «Ero disperata, sono sola, sono stata io».

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