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Renzi dirada i dubbi e rilancia la sfida: l’Italia cambierà

Scuola, legge elettorale, riforma del Senato, rapporto con l’Ue. Su ognuno di questi nodi il premier Matteo Renzi dirada nubi e dubbi e rilancia quella sfida che ha contrassegnato i primi passi del ‘rottamatorè a Palazzo Chigi. Parlando agli elettori dal ‘palcò del programma ‘Che tempo che fà, Renzi si rivolge soprattutto ai dubbiosi, ai cinici, a chi dà per scontato che, prima o poi, l’era Renzi finirà, e assicura: «È l’ultima chance, io rischio l’osso del collo perchè o cambio il Paese o vado via». La sortita del premier alla trasmissione di Fabio Fazio era attesa da molti. Tanti, infatti, sono i dossier scottanti sul tavolo del premier. A cominciare da quella legge elettorale che domani, alla Camera, rischia di impantanarsi al traguardo sulla parità di genere. «Domani si finisce», taglia corto Renzi, fugando ogni dubbio sugli effetti negativi del dibattito sulla parità di genere. «Se troviamo una soluzione che va bene a tutti sono felice» ma «non credo che il tema si affermi come principio legislativo», spiega, sottolineando che, quella delle ‘quote rosè è «giusto che sia una scelta politica». Ma il treno delle riforme, per Renzi non si fermerà certo all’Italicum. «Il Senato lo cancelliamo, ci arriviamo», incalza il premier prevedendo una Camera alta priva di «senatori pagati ed eletti», composta da sindaci, presidenti delle regioni e con, meramente, «funzioni costituzionalmente rilevanti». Renzi passa da un cavallo di battaglia all’altro. Come quello dell’edilizia scolastica. «Mettiamo 10 miliardi di euro in tre anni per mettere in piedi le scuole», annuncia l’ex sindaco, bollando come «errore» le polemiche sulle sue visite settimanali e invitando, nel frattempo, a spendere meglio i soldi che già ci sono. Per le scuole, ad esempio, sono disponibili 2,5 miliardi di euro e Palazzo Chigi, con una struttura ad hoc, aiuterà i sindaci a gestirli meglio. Ma i fiumi da guadare, per Renzi, non finiscono qui. Fra 3 giorni gli italiani attendono l’annunciato calo delle tasse. «Mercoledì per la prima volta si abbassano le tasse. Non ci crede nessuno? Lo vediamo», è il guanto di sfida lanciato dal premier, proprio oggi attaccato dalla Cgil. «Ascoltiamo Confindustria, ascoltiamo i sindacati, ma cosa dobbiamo fare lo sappiamo: lo faremo non pensando alle associazioni di categoria ma alle famiglie e alle imprese», è la replica di Renzi, che sui sindacati va oltre: «Li avremo contro? Ce ne faremo una ragione. I sindacati devono iniziare a mettere online tutte le spese che hanno, come gli altri». Mentre nel merito dell’intervento fiscale il premier non si sbilancia, se non osservando che un taglio diviso a metà tra Irpef e Irap non funzionerebbe. Quella che dipinge Renzi è una riforma ‘tout court’ dell’Italia. Un Paese che «corre sul filo ma che ha la possibilità di svoltare», è il refrain del premier che, tra l’altro, annuncia la proposta del pm Raffaele Cantone a capo dell’Autorità contro la Corruzione e l’arrivo, con un ddl, dell’assegno di disoccupazione. Tutte misure grazie alle quali l’Italia potrà legittimare anche il suo nuovo volto in Europa, esprimendo, ad esempio, la propria avversità sulla «antiquata» regola del 3% deficit/Pil, sottolinea il premier che in studio incrocia – e chiede una sua dedica – il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino. Mentre a salutarlo, è uno standing ovation a metà tra speranza e avvertimento: «Matteo, mantieni le promesse».

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