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AMBIENTE/ Scoperti altri quattro gas responsabili del buco dell’ozono

Smascherati altri quattro gas responsabili del buco dell’ozono. Immessi in atmosfera dagli anni ’60 in poi, sono stati individuati sia in campioni atmosferici raccolti in Tasmania, sia nelle nevi compatte della Groenlandia. La scoperta si deve al gruppo coordinato da Johannes Laube, dell’università britannica East Anglia, ed è pubblicata sulla rivista Nature Geoscience. Secondo gli esperti i quattro gas sono tutti prodotti dall’uomo: tre appartengono alla famiglia dei clorofluorocarburi e uno agli idroclorofluorocarburi. I clorofluorocarburi, in particolare, sono i principali responsabili del buco nello strato di ozono sopra l’Antartide e lo studio mostra che le concentrazioni atmosferiche di due nuovi composti di questa famiglia sono aumentate gradualmente negli ultimi 50 anni. ”Mostriamo – rileva Laube – che questi quattro gas non erano presenti in atmosfera prima degli anni ’60 e ciò suggerisce che sono prodotti dall’uomo”. Secondo i calcoli dei ricercatori, l’emissione totale dei quattro gas nell’atmosfera prima del 2012 era di circa 74.000 tonnellate. È una quantità piccola, se si considera che negli anni ’80 le emissioni dei clorofluorocarburi erano di un milione di tonnellate l’anno. Tuttavia le emissioni di questi composti, scrivono i ricercatori , sono in contrasto con il Protocollo di Montreal, il trattato internazionale destinato a eliminare gradualmente la produzione di sostanze nocive per l’ozono. Le leggi per eliminare questi composti sono entrate in vigore nel 1989, seguite da un divieto totale nel 2010. Ciò ha portato alla riduzione della produzione di molte di queste sostanze su scala globale. Tuttavia, sottolinea Laube, ”la normativa presenta delle scappatoie che permettono ancora qualche utilizzo di queste sostanze”. L’identificazione di questi quattro nuovi gas, secondo Laube ”è molto preoccupante in quanto contribuiranno alla distruzione dello strato di ozono. Non sappiamo da dove vengano emessi questi gas e la fonte deve essere cercata”. Fonti possibili per l’esperto, includono sostanze chimiche per la produzione di insetticidi e solventi per la pulizia di componenti elettronici. Inoltre, conclude Laube, questi gas si dissolvono molto lentamente, quindi, anche se le emissioni dovessero cessare immediatamente, queste sostanze saranno presenti in atmosfera ancora per molti decenni.

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