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FECONDAZIONE/ Tribunale di Roma: ‘Dubbi sulla costituzionalità della legge 40’

Legge 40 di nuovo nel mirino. Il giudice del Tribunale di Roma Daniela Bianchini ha sollevato il dubbio di costituzionalità della normativa in riferimento al ricorso di una coppia fertile, ma con la donna portatrice di una grave anomalia genetica, a cui è stato negato l’accesso alla fecondazione assistita e alla diagnosi genetica preimpianto per impedire la trasmissione della patologia al nascituro. Il Tribunale solleva la questione di legittimità costituzionale della legge 40 «perchè è in contrasto con l’articolo 2 della Carta, in quanto viola il diritto della coppia a un figlio sano e quello di autodeterminazione nelle scelte procreative. Tale diritto – secondo il giudice – sarebbe irrimediabilmente leso dalla limitazione del ricorso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie che, pur non sterili o infertili, rischiano però concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie genetiche trasmissibili di cui sono portatori». L’ordinanza del Tribunale di Roma arriva nel giorno dei 10 anni dall’entrata in vigore della legge 40. E a quasi un mese dalla pronuncia della Corte Costituzionale, prevista per l’8 aprile, su altre precedenti ordinanze di diversi tribunali italiani. «In 10 anni di legge 40 – spiegano Filomena Gallo e Angelo Calandrini, rispettivamente segretario e componente di giunta dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica nonchè legali della coppia, presentando oggi a Roma il provvedimento – altri Tribunali in precedenza hanno affrontato anche il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per la coppia fertile». E tramite «un’interpretazione costituzionalmente orientata degli articoli 4 e 1 (commi 1 e 2) della legge hanno ritenuto che si dovesse consentire anche alla coppia fertile ma portatrice di patologia geneticamente trasmissibile l’accesso alla procreazione assistita, per poter eseguire indagini diagnostiche preimpianto sull’embrione. Questo anche alla luce della parallela legge sull’aborto che consente alla donna – aggiungono – anche oltre il novantesimo giorno di poter interrompere la gravidanza quando questa o il parto possano comportare un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna». «Tuttavia – sottolinea Gallo – riguardo al ricorso alle tecniche di procreazione assistita e all’articolo 4 della Legge 40, il giudice Bianchini confermando quanto già sollevato con ordinanza del 14 gennaio dal giudice Filomena Albano dello stesso Tribunale di Roma per un’altra coppia con caso analogo, solleva incidente di costituzionalità sostanzialmente identico al precedente di gennaio con una ordinanza gemella. Ora – conclude – la parola passa alla Corte Costituzionale: dovrà sciogliere il dubbio di costituzionalità, stabilendo se i limiti posti dalla legge 40 all’accesso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie non sterili o infertili in senso tecnico, ma portatrici di patologie geneticamente trasmissibili al feto, siano o meno conformi ai diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione. Restiamo in attesa che venga fissata una nuova udienza, che visti i tempi tecnici necessari non potrà certo essere assimilata alla prossima su altri divieti della legge 40 prevista l’8 aprile».

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