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COLDIRETTI CAMPAGNA AMICA/ Le storie dietro i banchi: ‘Altro che etichette, noi ci mettiamo la faccia’

Nell’ambito del viaggio tra i mercati Coldiretti di Campagna Amica, siamo tornati sul ‘luogo del delitto’ che ha dato inizio a questo percorso: il mercato coperto di Circo Massimo – via di San Teodoro 74. Alcuni dei circa 50 produttori ci hanno raccontato la storia delle loro aziende. Sono vicende molto significative del ruolo dell’agroalimentare nel tessuto sociale ed economico della Regione, e in particolare di quello dei mercati nello sviluppo delle piccole realtà produttive che costellano le campagne laziali. E’ infatti difficile che certi prodotti di alta qualità accedano alla grande distribuzione – che cerca la quantità e il prezzo basso. I tartufi e le conserve di Statuti Samantha (Colli sul Velino, RI) ne sono un ottimo esempio. Alberto Gregori ha intrapreso uno studio storico di recupero delle antiche ricette di un territorio pieno di vestigia romane ed etrusche: vecchie zuppe e minestre, accoppiamenti particolari tra tartufo, ortaggi e legumi. I suoi preparati sono di alta qualità, genuini e privi di conservanti, ma il confezionamento non è industriale: ‘Le conserve non risaltano – racconta Mario Reitano, che cura il banco – la gente non ne è attirata e non comprende il motivo della differenza di prezzo: il mercato ci dà la possibilità di metterci la faccia, spiegando come e cosa produciamo’. E’ d’accordo Maria Serena Belcapo, della Fattoria Madonna delle Macchie (Castiglione in Teverina, VT), che produce vino e olio. E’ un’antichissima impresa familiare che ha festeggiato recentemente un secolo di attività: ‘Le etichette non distinguono i prodotti come dovrebbero. Nella grande distribuzione siamo tutti uguali e, soprattutto all’estero, i clienti non sanno distinguere la vera qualità di un prodotto coltivato e trasformato in Italia con materie prime italiane. Noi gli insegnamo a farlo portandoli in azienda o parlando con loro nei mercati. Nella grande distribuzione la vera qualità non è ricercata nè tutelata, e di conseguenza non lo sono i consumatori. Il meglio dell’Italia ne resta fuori. I criteri con cui produciamo non ci permettono di vendere un litro d’olio a tre euro: in un supermercato non c’è competizione, perchè chi guarda gli scaffali non potrà sapere perchè valga la pena spendere di più’. Campagna Amica gioca spesso anche un ruolo concreto nella crescita (e nella diversificazione dell’offerta) delle piccole imprese che vi partecipano. Ronald Driesse è il proprietario dell’azienda Drassi Flora, che coltiva piante grasse e da fiore. A Ronald, prima dell’adesione a Campagna Amica, le cose non andavano tanto bene: vendeva all’ingrosso, ma i pagamenti spesso tardavano ad arrivare (o non arrivavano), e una piccola attività non può far credito a tutti. ‘Il mercato ha salvato l’azienda. In pochi anni sono arrivato a smerciare il 60% delle mie piante in vendita diretta’. Angelo Celletti (presidente dei mercati di Latina e della Coldiretti di Aprilia), è il titolare di un’azienda di zootecnica ovicaprina che vende formaggi di produzione propria: ‘Questa è una bella realtà per noi e per i consumatori: il confronto col cliente è fondamentale. La gente vuole sapere cosa compra, chiede informazioni, e questo ti fa crescere come produttore. Occorre essere creativi: quando sono arrivato qui vendevo solo primo sale e stagionati, ma nel tempo ho aggiunto formaggi al peperoncino, pepe, vino, la ricotta al forno e così via’. L’azienda agricola ‘Reda Giuseppina’ (Piansano, VT) espone invece confetture di frutti di bosco e nettari di frutta. Dietro un cartello che garantisce scherzosamente la genuinità dei prodotti (‘Le marmellate le fa la mi moje ma la frutta la cojo e la zappo sempre io’) il marito di Giuseppina, Raul Metelli, mi racconta che da quando partecipano al farmer’s market hanno dovuto assumere un collaboratore per il laboratorio di confetture: ‘I clienti rispondono bene, è un prodotto difficile da trovare sul mercato: usiamo solo frutta, acqua e zucchero’. Anche in questo caso la pubblicità e il reddito derivante dal mercato hanno fatto da volano per lo sviluppo di un’eccellenza agroalimentare laziale.

Lorenzo Marziali

Da ‘Il Corriere di Roma’ n. 6 2014

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