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CAMORRA/ La polizia arresta lo spietato boss Angelo Cuccaro

Era a capo di un clan storico di Napoli, attivo da oltre 30 anni, Angelo Cuccaro, 41 anni, soprannominato «Angiulillo ‘o fratone», sorpreso e arrestato dalla Polizia di Stato ad Ardea, in provincia di Roma. Un clan ora decapitato visto che i due fratelli latitanti, Michele e Luigi, non sembrano avere la sua stessa caratura criminale. Angiulillo, tra i 100 latitanti più ricercati d’Italia, è stato condannato in via definitiva a un ergastolo per omicidio ma gli vengono contestati anche i reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsione. È stato sorpreso in un blitz scattato intorno alle 17.30 di oggi, in via Sant’Antonio, ad Ardea, a cui hanno preso parte le Squadre Mobili di Napoli e Roma, gli agenti del Servizio Centrale Operativo, la Scientifica e gli agenti del Commissariato Ponticelli, che da tempo indagano sulle sue attività criminali nei due quartieri di Napoli e nella provincia. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fatto giungere, tramite il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, le congratulazioni agli investigatori. Il boss aveva un cappellino di lana in testa ed era a bordo di una Mercedes Classe A, insieme con la moglie, quando è scattata l’operazione. I poliziotti lo hanno subito riconosciuto. Lui si è accorto che la sua latitanza stava per finire ma ha cercato comunque di fuggire, tentando di speronare le auto degli agenti. Poi ha capito che era finita e si è arreso. Angelo Cuccaro è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per essere stato il mandante di un efferato omicidio, quello di Luigia Esposito, avvenuto nel 1996. La donna era stata testimone oculare di un altro omicidio, quello del pregiudicato Ciro Rispoli. Inoltre, Angiulillo è ritenuto colpevole di almeno tre episodi di estorsione aggravati dal metodo mafioso. Uno riguarda la richiesta di pizzo ai danni di un gruppo di distributori di slot-machine, costretti a pagare per poter collocare le loro apparecchiature nella zona sotto l’influenza del suo clan; un altro, invece, riguarda una vicenda estorsiva maturata nell’ambito della Festa dei Gigli di Barra. «Una festa diventata manifesto propagandistico del clan Cuccaro, – ha detto il questore di Napoli Guido Marino durante una conferenza stampa – una celebrazione trasformatasi in un gesto di riverenza nei loro confronti». Di recente, l’influenza del clan, dal quartiere Barra, si è spostato anche al quartiere Ponticelli (a fare gola sono le piazze di spaccio) e ai comuni dell’hinterland confinanti (San Giorgio a Cremano, Cercola, San Sebastiano al Vesuvio e Sant’Anastasia). Il clan di Cuccaro, fanno sapere gli investigatori, è attivo nel traffico di droga, nelle estorsioni ed è dotato di reparto militarmente molto organizzato. «Il suo arresto rappresenta solo l’inizio di un percorso – ha detto ancora Marino – ora ci stiamo concentrando su chi ha favorito la sua latitanza». «Ovviamente – ha aggiunto il questore – due anni latitanza sono possibili sono se ci sono appoggi tecnico-logistici importanti e un notevole potere economico». «Lo spostamento degli interessi del clan Cuccaro verso Ponticelli e comuni limitrofi – ha detto il capo della squadra Mobile di Napoli Fausto Lamparelli – può essere spiegato dalla federazione con la famiglia dei De Micco». Lamparelli ha anche voluto evidenziare la scaltrezza mostrata da Cuccaro durante questi due anni di latitanza: «scarsissime, se non inesistenti solo le tracce elettroniche che ci ha lasciato: ma lo abbiamo comunque preso», ha concluso Lamparelli.

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