| categoria: economia

Draghi rompe il tabù, euro forte nel mirino della Bce

L’euro forte irrompe nelle stanze della Bce, che finora aveva sempre considerato il tasso di cambio un tabù trincerandosi dietro il mantra «la politica monetaria non fa parte del mandato». E la pressione che l’euro vicino a 1,40 dollari esercita sull’inflazione dell’Eurozona, già anemica, potrebbe essere il detonatore di una risposta da parte della banca centrale. L’Eurozona incassa la conferma della ‘tripla À da parte di Moody’s, che migliora anche le prospettive sul rating a ‘stabilì da ‘negativè sancendo, di fatto, che la crisi del debito si sta risolvendo. Ma la Bce rimane alle prese con una congiuntura difficile da interpretare: ripresa debole, tassi a minimi record e un rischio-deflazione da decifrare, perchè in buona parte dovuto a quella ‘svalutazione internà indotta per recuperare competitività nei Paesi sotto stress. Mentre la gran parte degli economisti si aspettava nuove misure, la Bce questo mese ha lasciato i tassi fermi allo 0,25% e non sono arrivate quelle nuove misure che, secondo molti esperti, servirebbero ad allontanare il rischio-deflazione, con un tasso d’inflazione nell’Eurozona che viaggia allo 0,8% contro l’obiettivo inferiore, ma prossimo, al 2% fissato nello statuto della banca centrale. Tuttavia le recenti dichiarazioni di Mario Draghi lasciano intendere che qualcosa si sta muovendo. Proprio agli inizi di marzo, quasi per giustificare l’attendismo della Bce, il suo presidente ha spiegato che le nuove misure allo studio «sono difficili», e «richiedono tempo». Due giorni fa, in un intervento a Vienna, si è spinto oltre. Ha spiegato che l’euro forte «ha certamente avuto un impatto significativo nel nostro tasso d’inflazione e, dati gli attuali livelli d’inflazione, sta diventando rilevante in misura crescente nella nostra valutazione della stabilità dei prezzi». Draghi ha nuovamente definito «limitati» i rischi di deflazione, ribadendo che le aspettative inflazionistiche di medio e lungo periodo, il parametro principale della Bce, sono «ancorate» all’obiettivo prossimo al 2%, nonostante le stime della banca centrale indichino un’inflazione media dell’1% per quest’anno e dell’1,5% ancora nel 2016. Ma ha riconosciuto che «più l’inflazione resta bassa, maggiore la probabilità che emergano questi rischi» di deflazione. «Ecco perchè la Bce ha preparato ulteriori misure non convenzionali contro una simile contingenza e si tiene pronta a prendere ulteriori misure risolute se necessario». Le ipotesi allo studio vanno da un taglio dei tassi, non necessariamente allo 0%, che però, sostengono molti, avrebbe efficacia limitata. Un passo ulteriore potrebbe essere lo ‘stop’ alle operazioni settimanali con cui la Bce riassorbe la liquidità di 175 miliardi creata comprando i titoli di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia fra il 2010 e 2011. Sullo sfondo c’è il vero e proprio acquisto di titoli di Stato sul modello della Fed, che pone un dilemma: comprarli per tutti i Paesi, proporzionalmente? ciò farebbe precipitare ulteriormente i tassi tedeschi. Acquistarli selettivamente? gonfierebbe ulteriormente il fenomeno che già ora vede i tassi sui Btp italiani, o spagnoli, a minimi storici. Acquistare bond bancari o societari rischia di non agire sull’obiettivo finale, che resta la frammentazione finanziaria all’interno dell’Eurozona. Un’alternativa è comprare prestiti a imprese e famiglie, trasformati in titoli attraverso le cartolarizzazioni. Proprio quel mercato che è stato falcidiato dalla crisi dei ‘subprimè del 2007 e che, nella sua versione ‘prudentè dei titoli ‘plain vanillà, le autorità europee stanno cercando di rilanciare.

Ti potrebbero interessare anche:

Senza acquirenti dell'ultima ora chiudono a fine giugno dieci periodici Rcs
Contratto Fiat, c'è l'accordo: una tantum da 260 euro
Bankitalia tiepida sulla manovra 2015. Con Tfr in busta paga pensioni a rischio
Facebook, maxi-multa dall'Antitrust per WhatsApp
Forse l’Italia sta crescendo davvero
Inps: calendario pensioni 2018 inizia con un piccolo scatto



wordpress stat