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Strage di soldati in Egitto, confraternita sotto accusa

Crivellati da una pioggia di proiettili. Sono morti così sei soldati di leva egiziani in un agguato avvenuto questa mattina a nord del Cairo nei pressi della regione del Delta del Nilo da parte di un gruppo armato. Un attentato dai contorni ancora poco chiari, attribuito ai Fratelli musulmani – formazione dichiarata terrorista dalle autorità militari – che invece hanno ribadito la loro estraneità, e poi rivendicato dal gruppo qaedista Ansar Beit el Maqdis, i ‘Partigiani di Gerusalemmè. Si tratta dello stesso movimento jihadista che due giorni fa aveva ucciso un ufficiale dell’esercito a ovest della capitale. Erano da poco passate le cinque del mattino quando sconosciuti hanno aperto il fuoco sparando all’impazzata contro i soldati ad un check-point a Mostorod nei pressi di Shubra Al-Kheima. Gli aggressori hanno poi piazzato due bombe al posto di blocco con l’obiettivo di fare il più alto numero di vittime ma gli artificieri sono riusciti a disinnescare gli esplosivi prima che esplodessero. Il bilancio tuttavia resta alto: almeno sei soldati uccisi, «tutti tra i 20 e i 23 anni», ha reso noto l’ospedale militare di Kubba. Ahmed Mohamed Ali, portavoce militare, ha puntato il dito contro un gruppo armato dei Fratelli musulmani precisando che le vittime non «hanno avuto il tempo di difendersi perchè stavano pregando». Ma poche ore dopo è arrivata la rivendicazione del gruppo qaedista Ansar Beit el Maqdis, attivo nel Sinai. Sul loro account Twitter i jihadisti hanno scritto che i «combattenti hanno fatto un grande sforzo perchè quest’operazione riuscisse». Il movimento ha anche annunciato la morte di uno dei suoi leader, Tawfiq Mohamed Fareej (alias Abu Abdallah), rimasto ucciso accidentalmente nei giorni scorsi dallo scoppio di una bomba che stava maneggiando. Secondo il comunicato diffuso dal movimento, Tawfiq Mohamed Fareej si era recato in Egitto all’inizio del 2013 dove aveva organizzato il gruppo che ha condotto numerose operazioni contro le autorità egiziane. Tra queste il tentativo di omicidio del ministro dell’Interno Mohamed Ibrahim il cinque settembre scorso. Tawfiq Mohamed Fareej è stata anche una delle menti del violento attacco contro Israele nell’agosto del 2011 che causò la morte di otto persone, oltre ad altri attentati contro i gasdotti tra l’Egitto e Israele. In giornata i Fratelli musulmani hanno preso le distanze dalla carneficina e l’hanno condannata «fortemente», aggiungendo che «tali atti sono estranei al popolo egiziano» e che «non è corretto averli accusati senza alcuna prova». Una condanna è arrivata anche dal movimento integralista Jamaa Islamiya. Dalla destituzione del presidente islamista Mohamed Morsi lo scorso luglio, una nuova escalation di violenza sta attraversando il Paese. Da una parte i seguaci della Confraternita e gruppi di estremisti islamici che proseguono nei loro attacchi contro polizia e militari, dall’altra le forze dell’ordine che – secondo Amnesty International – usano ogni mezzo a disposizione per sopprimere il dissenso.

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