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Il cuore causa un decesso su due in Italia. La sfida Oms, -25% di morti nel 2025

Le malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, sono causa di una morte su due in Italia. Con particolare accanimento sulle donne: nel genere femminile infatti i decessi da malattia cardiovascolare sono il 55% del totale, contro il 43% degli uomini. L’Organizzazione mondiale della sanità punta a ridurre le vittime del cuore, lanciando una sfida globale ai suoi nemici. L’obiettivo? Tagliare del 25% le morti premature da malattie cardiovascolari entro il 2025. È l’ambizioso obiettivo del progetto ’25by25′. Ma come intaccare il primato di big killer detenuto da una classe di patologie dai costi ‘record’ (solo nell’Unione europea si stima che pesino sull’economia per 169 miliardi di euro l’anno)? Il Champion Advocates Programme 25by25, spiegano oggi gli esperti durante un incontro a Milano, propone di lavorare sulla prevenzione secondaria, oltre che primaria, sul coinvolgimento di tutti i professionisti della salute, sull’educazione del pubblico in materia di fattori di rischio. A fine dicembre 2013, l’Oms ha anche approvato un piano d’azione per consentire il monitoraggio globale dei progressi nella prevenzione e nel controllo delle principali malattie non trasmissibili e dei loro fattori di rischio che, nel caso del cuore, sono fumo, ipertensione e colesterolo, direttamente correlati a stile di vita e abitudini alimentari, così come all’attività fisica abituale. Altri fattori che si associano alle malattie cardiovascolari sono sovrappeso e obesità, diabete mellito, abuso di alcool, stress correlato a situazioni psicosociali e inquinamento ambientale. Nonostante i successi e alla riduzione della mortalità a cui abbiamo assistito negli ultimi 15 anni, sottolinea Elena Tremoli, direttore scientifico del Centro cardiologico monzino e presidente della Fondazione italiana per il cuore, la malattia cardiovascolare uccide oggi più persone dei tumori«. Si deve evitare, continua, che »una patologia ancora agli inizi o senza sintomi che la rendono evidente possa diventare più grave e avere una pessima prognosi«.

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