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Incontro Renzi-Merkel, il premier è soddisfatto: ‘La cancelliera ha colto la nostra svolta’

Matteo Renzi ha, per sua stessa ammissione, una «ambizione smisurata». Ma, nonostante la sua forte determinazione, l’obiettivo del premier alla sua «prima» con la cancelliera Angela Merkel non era chiedere un allentamento dei vincoli europei. Bensì convincerla della svolta del suo governo grazie a «riforme irreversibili di cambiamento». E la soddisfazione, alla fine del bilaterale, è grande: «La Germania ha capito la nostra direzione riformatrice e ha molto apprezzato il coraggio e il senso positivo dei cambiamenti intrapresi», confida ai suoi il presidente del consiglio. Renzi era consapevole che non era facile superare l’esame tedesco. È vero che «frau Merkel» era da tempo incuriosita dal leader Pd al punto da riceverlo quando era ancora sindaco e a Palazzo Chigi sedeva ancora Enrico Letta. Ma altro discorso era convincere i tedeschi che il suo obiettivo sono, in tempi brevi, riforme strutturali in tutti i campi, da quelle istituzionali al lavoro fino alla burocrazia. «Non siamo figli di un Dio minore, siamo un grande Paese che vuole da solo fare le riforme», è la convinzione con cui il premier si è presentato all’incontro nello studio della Cancelliera. Dopo il fischio di inizio, con la consegna della maglia di Mario Gomez, Renzi ha illustrato, senza slide, come ha ironizzato nella conferenza stampa finale, il suo pacchetto di riforme, suscitando, spiegano fonti di governo, grande attenzione come già sabato scorso, a Parigi, da parte del presidente Francois Hollande. Ma è sulla necessità della crescita come antidoto anche per ridurre il rapporto deficit/pil ed erodere la mole del debito pubblico che il premier ha insistito. Senza toccare il tetto del 3 per cento, Renzi ha spiegato alla Merkel che una politica di sola austerità non basta, come dimostra il fatto che, nonostante l’avanzo primario, il debito italiano è cresciuto. E una nuova Europa deve essere per il premier una battaglia comune di tutti gli europeisti, Germania inclusa, alla vigilia di elezioni europee dove i partiti euroscettici si annunciano molto aggressivi. Ma da Berlino Renzi ha mandato un messaggio molto chiaro anche all’Italia: il decreto sul lavoro non finirà sotto i colpi dei veti incrociati in un nulla di fatto. Prendendo a modello le politiche tedesche sul lavoro, il premier avvisa i sindacati in primis che si va avanti su modelli di maggiore flessibilità visto che le politiche dei governi precedenti e regole troppo rigide hanno portato la disoccupazione al 40%. D’altra parte, spiega Renzi ai suoi, noi per primi ci siamo messi in gioco assumendoci rischi molto forti. E i membri stessi del governo saranno valutati, come chiarisce oggi il sottosegretario Graziano Delrio: «I ministri e gli alti dirigenti dei ministeri saranno giudicati in base alle loro ‘performancè. Chi a fine anno non avrà portato a casa il risultato, dovrà andarsene».

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