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A Berlino stiano tranquilli, ‘L’Italia non sfora. Ma serve crescita’

«Sono rimasta molto colpita dal cambiamento strutturale in Italia, è davvero impressionante». Dopo aver ottenuto la fiducia delle Camere, Matteo Renzi incassa anche il sostegno di Angela Merkel. Al termine del faccia a faccia a Berlino, la cancelliera tedesca saluta con favore l’approdo a palazzo Chigi del segretario del Pd, ma avverte: «Il bicchiere italiano è semipieno, l’Italia lavora per riempire la parte mezza vuota». A conferma del nuovo feeling con la Germania, il premier italiano ricambia: «Da ex sindaco, trovo che sia molto bello il percorso che i nostri Paesi, grandi economie manifatturiere, hanno avviato verso un rinascimento industriale: noi vogliamo essere economie competitive, non vogliamo essere un’economia che perde un’occasione con la storia». Sul tavolo il nodo dei conti pubblici, il debito pubblico e il rapporto deficit-Pil, a fronte della necessità di garantire le coperture economiche alle riforma annunciate in Italia. «Noi rispettiamo tutti i limiti che ci siamo dati, a partire dal trattato di Maastricht», assicura Renzi, che aggiunge: «Non chiediamo di sforare le regole, dando il messaggio che le regole sono cattive. »Le regole ce le siamo date insieme e sono importanti, ma occorre avere la forza di investire sul grande problema dell’Italia: con le misure di questi anni il rapporto debito/pil è cresciuto al 132% perchè, nonostante l’avanzo primario, il nostro problema è la mancata crescita«. »So bene che l’Italia per quel che riguarda il patto di stabilità e di crescita lo rispetterà«, dice la Merkel rinnovando il suo benestare. Mentre Renzi supera l’esame tedesco, arriva l’apertura di credito anche da Silvio Berlusconi, che in una dichiarazione, a fine serata, sottolinea: »Guardiamo con attenzione al pacchetto di misure messe in campo dal governo ie vigileremo perchè si trasformino in concreti provvedimenti«. A Berlino Renzi insiste sulla bontà delle riforme avviate dal suo governo: «Il bilaterale di oggi è stato un’occasione per illustrare un processo di riforme molto ambizioso e coraggioso. L’Italia deve fare le riforme perchè lo chiedono i nostri figli e non i partner europei. Tutti abbiamo da guadagnare, ma l’Italia deve smettere di pensare che si fanno le riforme perchè ce lo chiede Bruxelles o Berlino… noi facciamo le riforme per noi. Il governo -assicura- ha come orizzonte il 2018 ma per noi le riforme devono essere fatte subito». Si tratta, rimarca il leader del Pd, «non di misure una tantum, ma di misure irreversibili di cambiamento. Il debito è cresciuto. Nonostante l’Italia abbia avuto un avanzo primario con interventi per ridurre la spesa, noi abbiamo smesso di crescere -ammette- Occorre ora mantenere i vincoli, fare misure strutturali, ma dentro il pacchetto occorre aiutare a recuperare la domanda interna». Renzi torna sul tema delle coperture alle misure economiche del Cdm e replica alla Merkel che aveva scherzato sulle sue slides: «Angela Merkel ha scherzato dicendo che qui non ci sono slides… Noi rispettiamo tutti i limiti che ci siamo dati, a partire dal trattato di Maastricht. L’Italia non chiede di sforare le regole, dando il messaggio che le regole sono cattive». Parole che hanno incontrato il consenso della Cancelliera: «Non ho dubbi che le riforme potranno avere efficacia» e che «l’Italia arriverà a rispettare» i vincoli europei. Per Berlusconi il ‘Renzi 1’ è atteso alla prova del nove. «’Vigileremo» sul pacchetto di misure varate dal Cdm, perchè «si trasformino in concreti provvedimenti», a cominciare «dal pagamento dei debiti della pubblica Amministrazione alle imprese che, in assenza di un decreto, rischia di concretizzarsi in tempi ben più lunghi e ben diversi da quelli prospettati solo pochi giorni fa dal governo», dice il Cav, al termine di un incontro ad Arcore con il presidente del Comitato economico e sociale dell’Unione Europea, Henry Malosse, alla presenza dell’azzurro Antonio Tajani, vicepresidente dell’esecutivo europeo. Il leader di Fi indica la sua ricetta per salvare i conti pubblici e affrontare la crisi: «Per uscire dalla crisi, rilanciare l’economia e affrontare il drammatico problema della disoccupazione, occorre ripartire dalla politica industriale. Particolare attenzione meritano le piccole e medie imprese, base del tessuto produttivo in molti paesi dell’Unione, sulle quali gravano una pressione fiscale e un peso burocratico insostenibili. Per ripartire occorre uno sforzo congiunto e coordinato delle istituzioni comunitarie e di quelle dei singoli Stati membri». «Ben venga -sottolinea l’ex premier- anche l’annunciata razionalizzazione della spesa pubblica, ma al contempo esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per i tagli annunciati alla sicurezza, un settore che rischia di non essere più in grado di tutelare i cittadini». Forza Italia, insomma, sta a guardare e, per bocca del presidente dei deputati, Renato Brunetta, avverte: « Altro che riduzione della pressione fiscale in deficit, altro che coperture creative. Schauble e Merkel hanno riportato Renzi con i piedi per terra.D’altronde -spiega- non poteva che andare così. I numeri e le misure che il premier ha presentato non lasciano spazio ad altre interpretazioni. Prima o poi dovrà farsene una ragione». ‘Il Mattinalè rincara la dose: «Non basta mendicare dalla Merkell due decimali…». Fdi ironizza su faccia a faccia a Berlino. «Renzi ha affrontato la Merkel a muso duro e le ha urlato: ‘Che tu voglia o no, noi rispetteremo il fiscal compact!’. Che uomo!», scrive su Twitter il coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Guido Crosetto. Anche Beppe Grillo bacchetta il premier italiano, prendendo spunto da una gaffe da dress code dell’ex sindaco di Firenze, che si abbottona male il cappotto doppiopetto sfoggiato al bilaterale. L’errore, nell’immagine postata su Fb dal leader M5S viene cerchiato di rosso e una didascalia sfotte il presidente del Consiglio: «Dai… almeno è giovane e sveglio!». A corredo dello slogan ironico, la foto e un fumetto che avverte: «Il futuro del paese nelle sue mani. Tadaaaaa. Sveglio il ragazzo…». Immediata la reazione con una pioggia di retweet. Per tutti vale quello in cui si legge: «Sotto il cappotto di Matteo c’è Silvio…».

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