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Un norvegese in pole per la Nato, anche Letta nella rosa Ue

Per la successione di Anders Fogh Rasmussen nella carica di segretario generale della Nato salgono le quotazioni dell’ex premier norvegese Jens Stoltenberg, scendono quelle dell’ex ministro degli Esteri Franco Frattini. A Bruxelles, il ‘borsinò del totonomine comincia a scaldarsi ed oggi dà Stoltenberg in pole position per il vertice dell’Alleanza: i ‘no comment’ che giungono dai suoi più stretti collaboratori suonano come delle conferme. Ma la sua non è che una delle tante cariche – salvo quella della Nato tutte relative alle istituzioni Ue – che dovranno essere rinnovate nei prossimi mesi, soprattutto durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione. E per le quali, nell’ambito di un negoziato che si annuncia lungo e complesso, i nomi italiani che circolano sono tanti, a cominciare da quelli degli ex presidenti del Consiglio Enrico Letta e Massimo D’Alema, entrambi potenziali candidati al posto di vicepresidente della Commissione europea. In questa fase, dopo il riavvicinamento con l’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’ipotesi D’Alema è in grande rimonta rispetto a quella Letta. Tuttavia, la lista dei papabili è lunga e comprende un altro ex premier, Mario Monti, l’ex ministro per gli affari europei Enzo Moavero e il presidente uscente della commissione agricoltura del Pe, Paolo De Castro. In caso di cambiamenti di scenario al momento improbabili ma non escludibili potrebbe restare in pista anche l’attuale commissario, il berlusconiano Antonio Tajani. Oltre a quelle della Commissione, sono poi da riallocare poltrone ‘pesantì come quella del presidente permanente del Consiglio Europeo, oggi occupata dal belga Herman Van Rompuy, dell’Eurogruppo – l’attuale presidente è l’olandese Jeroen Dijsselbloem – e del Parlamento, dove siede il socialista tedesco Martin Schulz e a cui guarda il vicepresidente uscente Gianni Pittella. Ma ad eccezione di quest’ultimo, tutti questi incarichi sono al momento off-limits per l’Italia, almeno fino a quando Mario Draghi sarà alla guida della Bce. I veri giochi – è l’opinione prevalente a Bruxelles – cominceranno comunque solo quando si conosceranno i risultati delle elezioni europee del 25 maggio prossimo e i nuovi equilibri politici. Per smarcarsi da questo complesso contesto – in cui altrimenti è inevitabilmente destinata a entrare anche la scelta del successore di Rasmussen – i 28 partner della Nato punterebbero a trovare un consenso sul nuovo segretario generale prima della pausa estiva. E questo nonostante il fatto che il suo mandato sia stato prolungato fino al prossimo 30 settembre in funzione del vertice che si terrà all’inizio dello stesso mese in Galles. «Le consultazioni stanno andando avanti», dicono fonti dell’Alleanza dal quartier generale di Bruxelles limitandosi a ricordare il principio base secondo cui un europeo guida la Nato ‘politicà mentre un americano riveste la funzione di comandante supremo militare. Apparentemente destinate a tramontare per varie ragioni le ipotesi Frattini e quelle del belga Pieter De Crem e del polacco Radoslaw Sikorsky, Stoltenberg parrebbe già sostenuto da Usa e Germania. La sua portavoce, Sindre Fossum Beyer, ha detto di «non voler commentare le indiscrezioni» che stanno circolando. La ‘sorpresà potrebbe arrivare comunque in occasione di una delle prossime riunioni ‘ministerialì Nato, in particolare quella dei responsabili delle diplomazie dei 28 in programma per la fine di giugno.

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