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Grillo va all’attacco dell’Ue, strappiamo il fiscal compact

Beppe Grillo sceglie Enrico Mentana e La7 per rompere il suo lungo digiuno televisivo (durato oltre un anno) e per lanciare la campagna elettorale del M5S per le Europee. «Strappiamo il fiscal compact», è lo slogan del leader cinque stelle che spazia in lungo e largo sul primo anno del movimento in Parlamento e non risparmia attacchi ai rivali. Su tutti Matteo Renzi. Grillo non cita mai il nome del premier ma lo indica con nomignoli e soprannomi come «bambinone», «ebetino», «bugiardo». Così come torna ad attaccare il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ritenuto responsabile dello «sfracello politico». Ma è chiaro, fin da subito, che l’obiettivo del leader del M5S sono le elezioni continentali. Grillo azzarda anche un traguardo: «una forbice del 20%-25% per i cinque stelle». Anche se è evidente che le ambizioni sono molto più alte, visto che lo stesso ex comico genovese ipotizza «la vittoria del M5S». «E se vinciamo, ovvero siamo il primo partito alle Europee, cosa farà la sinistra?», domanda. La strategia è far capire che i cinque stelle sono pronti a sbattere i pugni sul tavolo. Grillo spiega che «il M5S intende rinegoziare i trattati europei», mettendo in discussione anche la stessa permanenza dell’Italia nella moneta unica. «O rispettano le nostre condizioni o faremo un referendum sull’Euro», minaccia. «Una parte di questo debito è immorale – aggiunge – Facciamo quel che ha fatto la Germania nel 1953 che ha pagato la metà dei debiti di guerra e poi con l’unificazione con Kohl ha pagato pochissimo». D’altronde, per il capo politico del M5S, le cause della crisi sono nella errata politica economica dell’Ue e della Bce: «la maniacale attenzione all’inflazione che porta alla crisi». Grillo non vuole però passare per anti-europeista. Cita la nascita degli Stati Uniti d’America dove «la prima cosa che i primi nove stati fecero è mettere in comune i debiti». «L’Europa avrebbe potuto salvare la Grecia ma non l’ha voluto fare», conclude. Per le Europee le liste del M5S saranno stabilite con le consultazioni online. L’ex comico genovese riserva però una sorpresa: una scrittura privata che impegna gli eletti a pagare una multa di 250mila euro nel caso dovessero essere sfiduciati on line dalla loro base o cambiare gruppo parlamentare. «Negli Usa c’è il sistema del recall da parte degli elettori – spiega – Io vorrei il vincolo di mandato. Prima c’erano dei galantuomini ma ora…». Non manca qualche aneddoto e qualche retroscena insospettabile. Grillo racconta i momenti delle consultazioni con l’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «L’hanno mandato al macello perchè sapevano che era inutile», afferma. Racconta che lui e Gianroberto Casaleggio erano stati invitati a pranzo dall’ambasciatore inglese che gli aveva fatto trovare in casa Enrico Letta: «Era un mese prima della fine di Gargamella (il nome che aveva dato a Bersani). I giochi erano già stati fatti». Infine, interviene anche sulla questione Ucraina. Per Grillo «le cose non sono così chiare come vogliono far sembrare». «In piazza a Kiev – sottolinea – non sono stati i russi a sparare». «Un governo è stato cacciato dalla piazza. Vorrei capire perchè un governo che vince le elezioni viene mandato a casa. Chi c’è nella piazza?». Quanto alla Crimea, la posizione del leader del M5S è in controtendenza rispetto a quella del governo e della stessa Ue ma più vicina a quello che esprime la base cinquestelle sui blog: «C’è stato un referendum» sulla indipendenza «con 150 ispettori dell’Onu che hanno visionato. Vi ha partecipato l’85% degli aventi diritto ed il 95% ha detto sì. Io lo rispetto

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