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Nel futuro di Aci e motorizzazione stop alle sovrapposizioni

La riforma dell’Automobile Club d’Italia e della Motorizzazione Civile torna di attualità con le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi che, parlando di questo problema e degli altri programmi inseriti nella spending review, ha detto di puntare a «mettere ordine alle sovrapposizioni che esistono tra i servizi». Aci e Motorizzazione collaborano già da tempo su diversi fronti, come lo ‘sportello telematico’ istituito nel 2000 per agevolare l’immatricolazione e il rilascio delle targhe. Ed è proprio nell’ambito della informatizzazione dei servizi che risiede il nodo centrale del problema. L’archivio del PRA (Pubblico registro automobilistico) fa capo all’Aci mentre quello della Motorizzazione Civile (che contiene l’Archivio nazionale dei veicoli e l’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida) è di competenza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La legge di stabilità ha ribadito l’importanza per lo snellimento della burocrazia di far dialogare gli automobilisti con un solo ente, ma il cammino sembra essere ancora lungo. «La nostra ricetta per la spending review a vantaggio dei cittadini prima ancora che dello Stato – ha detto al riguardo il presidente Angelo Sticchi Damiani – passa innanzitutto per il potenziamento delle sinergie istituzionali della P.A. senza incrementarne i costi. Forti del nostro bagaglio di esperienza, tecnologia ed efficienza, siamo pronti fin da subito a farci carico delle funzioni e dei servizi che altre strutture della Pubblica Amministrazione, a cominciare dalla Motorizzazione, appaltano a ditte esterne sopportando costi che si riversano sull’Erario». Il presidente dell’Aci precisa l’ambito in cui potrebbe agire un progetto di cooperazione con la Motorizzazione: «mi riferisco soprattutto a quei servizi amministrativi che Aci è pronto a svolgere senza intaccare gli attuali ritorni economici che la Motorizzazione stessa percepisce, salvaguardando appieno i relativi livelli occupazionali». «L’Automobile Club d’Italia e tutte le sue strutture – ricorda Sticchi Damiani – rappresentano una risorsa per lo Stato e non un costo. A differenza delle dirette diramazioni dei Ministeri e degli altri uffici pubblici, Aci è un ente pubblico non economico e come tale non grava sul bilancio dello Stato». E dettaglia una ipotesi: «lasciando inalterati i servizi tecnici che la Motorizzazione eroga con le proprie strutture, basti pensare alla revisione delle auto, è possibile intervenire sui servizi collegati dove invece il cittadino deve sopportare costi e trafile oggi non più ipotizzabili. Aci mette a disposizione la sua rete di 1.500 delegazioni su tutto il territorio nazionale dove è possibile pagare in contanti o con bancomat, oltre che il sito www.aci.it dove milioni di italiani pagano il bollo auto, attraverso un sistema che controlla e corregge automaticamente eventuali errori».

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