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LIBIA/ Nessuna traccia del tecnico italiano sequestrato. Nessuna richiesta di riscatto


Fiato sospeso. C’è paura e preoccupazione per la condizioni di salute di Gianluca Salviato, il tecnico italiano sequestrato ieri in Cirenaica, di cui finora non si hanno notizie. Si fa strada l’ipotesi che si tratti di un rapimento a scopo di estorsione, ma ancora non è arrivata nessuna rivendicazione, nè richiesta di riscatto, secondo la «Enrico Ravanelli», l’azienda in cui lavora. Intanto si è attivata la sede di Tobruk della ditta, fissando una ricompensa per chiunque fornirà informazioni e il presidente dell’azienda non esclude di partire per la Libia. Ora si teme per la sua vita dopo che all’interno della sua auto abbandonata è stata rinvenuta dell’insulina da lui utilizzata per combattere il diabete. Per questo nella città libica sono state anche distribuite dai colleghi foto del tecnico, e lanciati appelli attraverso la radio locale, sottolineando quali sono i suoi problemi di salute. Sul fronte delle indagini, tutti i canali sono stati attivati, mentre dalla famiglia del tecnico si mantiene il massimo riserbo. La Farnesina sta seguendo la vicenda «con il massimo impegno» in contatto costante con l’Unità di crisi e l’ambasciata italiana a Tripoli. Al momento, come ha spiegato Sergio Madotto, presidente della «Enrico Ravanelli», l’azienda in cui lavora Salviato, «non abbiamo ricevuto richiesta di riscatto». Madotto non nasconde il suo stupore: «non c’era nessun segnale che potesse far pensare a un pericolo», dice, tanto che non vuole usare la parola sequestro. «Aspetto gli eventi – dice – sono cauto». Secondo un funzionario dell’impresa, il tecnico si trovata a Tobruk per effettuare un sopralluogo di collaudo e stava seguendo i lavori di realizzazione degli impianti fognari nei quali la ‘Ravanellì è impegnata da due anni nella città libica. A parlare di rapimento sono stati ieri alcuni quotidiani libici. La zona della Cirenaica, in particolare Bengasi o Derna – feudi degli islamisti radicali – è stata teatro nei mesi scorsi di attentati, rapimenti e uccisioni, quasi all’ordine del giorno. Il 17 gennaio scorso, due operai calabresi, Francesco Scalise e Luciano Gallo, di 63 e 52 anni, erano stati sequestrati vicino Derna e poi liberati il 7 febbraio. Nel 2011 invece tecnici e operai della «Enrico Ravanelli», erano dovuti fuggire da Tobruk per ragioni di sicurezza e si erano rifugiati in Egitto. A costringerli a lasciare la ditta erano stati i disordini esplosi nella regione. Soltanto nel 2012 i dipendenti sono riusciti a riprendere i lavori a Tobruk. Dopo la rivoluzione che ha detronizzato il regime di Muammar Gheddafi nel 2011, le nuove autorità di transizione del governo centrale di Tripoli si sono mostrate in parte incapaci a stabilire l’ordine e la sicurezza, soprattutto nelle regioni orientali e nel sud del Paese dove regna una vera e propria anarchia.

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