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Tornano i Saggi, Senato e Titolo V in un unico testo

Con il sostanziale placet ottenuto ieri da ‘saggi’ ed esperti costituzionalisti, un serrato calendario di confronti con partiti ed enti locali e una ‘deadline’ – l’inizio della prossima settimana – già predeterminata, prende forma, in queste ore, il testo per la riforma del Senato e del Titolo V che approderà alle Camere in un unico documento e sul quale il governo ha da giorni impresso un’accelerazione. Accelerazione che, nella strategia di Matteo Renzi resta una priorità assoluta: il premier, per lavorare sui dossier al tavolo di Palazzo Chigi, ha infatti lasciato in anticipo il summit sulla sicurezza nucleare dell’Aja. Così, domani il premier sarà già da qualche ora al lavoro sulle riforme da mettere in cassaforte nelle prossime settimane: da quelle economiche a quelle di Senato e Titolo V, che Renzi vorrebbe chiudere prima del semestre di presidenza europea. E a chi non è convinto, anche oggi Renzi ha risposto per le rime nella sua lettera di congedo da sindaco inviata ai fiorentini. «Sarà bellissimo smentire gli uccellacci del malaugurio con l’energia e la serietà del nostro impegno», ha scritto Renzi assicurando fiorentini, e non, che «l’Italia tornerà a sorridere». E se per sorridere, il Paese necessita di un passo decisivo sulle riforme, oggi il governo, rappresentato dal ministro Maria Elena Boschi, ha avuto un sostanziale via libera dai costituzionalisti riuniti a Montecitorio per un seminario promosso dall’associazione ‘Italia decidè, di Luciano Violante, con la partecipazione delle fondazioni Magna Charta e Astrid. Un pomeriggio nel quale, alcuni tra i ‘saggì nominati da Enrico Letta lo scorso anno – su tutti Violante e l’ex ministro Gaetano Quagliariello – hanno così voluto riprendere il pallino delle riforme, dopo la relazione finale consegnata in settembre al precedente governo. «L’intenzione è quella di tenere insieme la riforma del Senato e quella del Titolo V» in un unico testo, ha sottolineato il ministro per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento assicurando di aver visto una larga condivisione degli esperti su tre «punti chiave» della riforma del Senato: il «no» ai senatori eletti, la volontà di restringere al massimo la possibilità di leggi bicamerali e quella di formare una ‘Camera Alta’ che rappresenti, in maniera proporzionale, Regioni ed Autonomie. Proprio con gli Enti Locali Boschi si vedrà nelle prossime ore per raccogliere un ulteriore, decisivo, contributo per la redazione di un testo che si preannuncia piuttosto diverso dalla bozza del ddl messa a punto dal governo il 12 marzo. Un testo che si vorrebbe sia di natura parlamentare e con le firme dei partiti che sostengono la maggioranza, per dare un’ulteriore spinta al suo iter alle Camere. Mercoledì, proprio quando, in serata, l’assemblea dei gruppi Pd discuterà del dossier con Renzi, l’esecutivo potrebbe varare una nuova bozza che giovedì sarà esaminata dal Nuovo Centrodestra e venerdì da una direzione ad hoc del Pd. Il tutto per arrivare alla settimana prossima con un testo condiviso. Anche perchè, se qualcosa non va, l’ipotesi di presentare al Senato un testo del governo piace davvero poco dalle parti del Nazareno

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