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IL PUNTO/ Obama in Vaticano, ricuce sulla Siria e prepara il viaggio in Usa del Papa

Il Vaticano apre le porte a Barack Obama, ma è il viaggio che Papa Francesco potrebbe fare nel 2015 negli Usa che sale alla ribalta. Dopo lo strappo sulla Siria, quando Washington suonava i tamburi di guerra e il Pontefice digiunava per la pace, Santa Sede e Stati Uniti ricuciono in politica estera, mentre i temi caldi che dividono la superpotenza americana dal capo spirituale dei cattolici nel mondo – aborto, nozze gay, contraccezione – finiscono per un’ora sotto il tappeto. L’incontro al Palazzo Apostolico «per il bene del mondo», come lo ha definito l’arcivescovo di Filadelfia Charles Chaput, è il primo per Obama dall’elezione di Bergoglio: Papa Francesco ha già dato udienza a quasi tutti i leader occidentali e il capo della Casa Bianca era stato finora la più clamorosa eccezione. Per trovar posto nell’agenda papale, l’Air Force One atterrerà domani sera a Roma e l’udienza si svolgerà di prima mattina. Non sono attesi fuochi d’artificio: «Il presidente da tempo voleva incontrare il Papa di cui ammira la leadership dimostrata nella lotta alle diseguaglianze», ha detto il portavoce Jay Carney. Dopo l’udienza, un incontro con il segretario di Stato Pietro Parolin servirà a discutere «quanto fa il Vaticano su una serie di questioni in tutto il mondo», a cominciare dalla lotta alla pedofilia dopo l’insediamento di una commissione di otto saggi: ne fa parte Sean ÒMalley, confidente del Papa e cardinale arcivescovo di Boston, la città che nel 2002 fu «ground zero» dello scandalo. Un vertice all’insegna della collaborazione dunque, non del conflitto, anche se le divergenze, evocate nel dibattito di oggi alla Corte Suprema sulla contraccezione obbligatoria, restano: le ha sollevate nelle ultime ore il cardinale conservatore Raymond Burke, prefetto del Tribunale Supremo della Signatura ed esponente dell’ala dura dell’episcopato americano: «Obama ha una agenda anti-cristana sul fronte della vita e della famiglia», ha detto l’alto prelato a una rivista cattolica polacca contraddicendo il New York Times che domenica aveva scavato «nelle radici cattoliche dell’attivismo» del presidente: «È un uomo totalmente secolarizzato, sta cercando di restringere la libertà religiosa». Quasi arrivato al giro di boa del suo secondo «metà mandato» Obama è consapevole che dall’udienza di dopodomani è lui che ha più da guadagnare: «Ci concentreremo sulle aree di accordo», immigrazione, lotta alla povertà, ha detto Ken Hackett, l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede, mentre dietro le quinte un alto funzionario vaticano spiegava al New York Times che «non sono più i tempi della grande alleanza tra Reagan e Papa Wojtyla». Intanto, in attesa dell’ufficializzazione dell’invito, è il possibile viaggio di Bergoglio negli Usa a tener banco: una delegazione di Filadelfia – il sindaco Michael Nutter, il governatore Tom Corbett, l’arcivescovo Chaput – è arrivata ieri in Vaticano per caldeggiare la partecipazione del Pontefice al World Family Meeting di settembre nella «Città dell’Amore Fraterno»: i tre resteranno a Roma fino a giovedì per organizzare un evento che potrebbe attirare oltre un milione di persone, il doppio se papa Bergoglio accetterà di andare.

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