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Tetto ai manager, non più di 311mila euro. Ma i big sono fuori

Dal 1° del mese prossimo i compensi dei manager delle società non quotate, direttamente o indirettamente controllate dal Tesoro, saranno soggetti immediatamente al tetto definito in base allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, cioè 311mila euro circa nel 2014. Lo specifica in una nota il Tesoro, ricordando che i limiti non riguardano le società Enel, Eni, Finmeccanica, le cui azioni sono quotate in Borsa, né Ferrovie, Cdp e Poste. Queste emittenti di titoli negoziati sui mercati regolamentati e per loro non sono previsti limiti ai compensi. In ogni caso, per le controllate pubbliche quotate e quelle emittenti titoli, già il decreto del Fare aveva stabilito una diminuzione del 25% dei compensi in occasione delle nomine dei nuovi vertici.

Tornando invece al limite che a breve entrerà in vigore, il decreto 166 del Ministero dell’Economia stabilisce un principio di proporzionalità che lega gli assegni dei manager alla complessità del loro lavoro, sulla base di precisi parametri che riguardano il valore della produzione, gli investimenti e il numero dei dipendenti delle società che gestiscono. Per ciascuna fascia è stato quindi fissato un limite retributivo per il trattamento economico degli amministratori.

Come emerge dalla tabella dei compensi, relativa però al 2012, se si prende quell’anno di riferimento ne emerge che ad esempio la retribuzione dell’amministratore delegato di Coni Servizi, pari a 336mila euro, sarebbe stata fuori dal nuovo parametro. O ancora, quella di Mauro Masi della Consap, con i suoi 473mila euro, insieme ai 502mila euro dell’Enav allora riservati all’amministratore unico Massimo Garbini.

Nella prima fascia si collocano le società con un valore della produzione maggiore o uguale ad un miliardo di euro, con investimenti maggiori o uguali a 500 milioni e un numero di dipendenti pari a 5.000 unità o più. Alla seconda fascia appartengono le società con valore della produzione maggiore o uguale a 100 milioni, investimenti pari ad almeno un milione e con almeno 500 dipendenti. Le società che presentano parametri inferiori appartengono alla terza fascia. A loro volta, i compensi degli amministratori scendono dal 100% di quello del Primo presidente della Cassazione nella prima fascia, all’80% nella seconda e infine al 50% nella terza fascia. Di fatto, si avranno tre scaglioni di retribuzione: 311mila euro, 248mila euro e 155mila euro.
“Il limite calcolato” con questo metodo proporzionale, spiega ancora il Mef, “si applica all’amministratore delegato, per il conferimento di deleghe operative da parte del consiglio di amministrazione. Per il presidente cui siano state conferite deleghe che accompagnano quelle conferite all’amministratore delegato può essere deliberato un compenso pari al massimo al 30% di quello deliberato per quest’ultimo”.

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