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Grasso, rivendico le opinioni. Intanto cresce la fronda nel Pd

Non si attenua lo scontro tra il presidente del Senato Piero Grasso ed il premier Matteo Renzi. Seppur nel massimo rispetto delle opinioni altrui e dei ruoli, i due rappresentanti istituzionali sono ancora protagonisti di un lungo ed inedito botta e risposta a distanza. Motivo del contendere la riforma del Senato: Grasso ritiene essenziale che i parlamentari della nuova Camera alta siano eletti dai cittadini; Renzi propone il contrario. Ma, di fondo, quel che li divide è anche il metodo per arrivare all’approvazione di un testo che a Palazzo Chigi vorrebbero approvato rapidamente e non stravolto dal dibattito parlamentare. Al presidente del Senato non sono poi andate giù alcune pressioni interne al Pd. Grasso «rivendica la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell’esercizio delle funzioni». Il premier, invece, ritiene che «Grasso abbia commesso un errore» perchè «gli arbitri non possono giocare». Insomma, nessun passo indietro da parte dei due contendenti. Giorgio Napolitano osserva a distanza. Il Quirinale sottolinea che da sempre il Capo dello Stato è favorevole alla fine del bicameralismo perfetto ma anche che il Colle ha scelto di astenersi dall’intromettersi nel dibattito tra governo e forze politiche. Fa sentire la sua voce anche il presidente della Camera Laura Boldrini che propone una difficile mediazione: «È importante che vi sia un dibattito – dice la terza carica dello Stato – è giusto affrontare questo tema con tutti, anche se io non voglio entrare nel merito». In assetto di guerra, invece, una parte del Pd. In queste ore, la fronda di 25 senatori firmatari di una lettera a Renzi con la richiesta di «non porre ultimatum» sembra allargarsi. Esce allo scoperto la senatrice lettiana Angelica Saggese, secondo la quale il numero di parlamentari non allineati sarebbe più alto. «Vogliamo riformare il Senato ma non possiamo accettare un progetto a scatola chiusa – dice -. Serve confronto e spero che Renzi lo accetti». «La questione del »prendere o lasciare« non è posta nei termini giusti», aggiunge la senatrice. «Se viene messa così, ovvero si minaccia il voto, che dire? Ci assumeremo la responsabilità. Ma andare al voto è sbagliato per il Paese». I «non allineati» vorrebbero stringersi attorno alla figura di Grasso ma il presidente dell’Aula di Palazzo Madama non è impegnato in alcun modo in una operazione politica. L’ex magistrato antimafia sembra piuttosto difendere il suo ruolo e la terzietà che lo caratterizza. Grasso non ci sta ad apparire come colui che «difende la Casta»: «chi mi accusa – spiega – probabilmente dimentica che sono stato l’unico a tagliare del 50% il mio compenso e le spese del Gabinetto di Presidenza». E si rivolge anche a chi lo «accusa di voler restare attaccato alla poltrona»: «le riforme che questo Parlamento dovrà necessariamente approvare – sottolinea – avranno valore dalla prossima legislatura nella quale certamente, non avrò lo stesso mandato di oggi». «Sono mesi che ripeto sia necessaria una riforma delle istituzioni, invocando sin dall’inizio del mandato il superamento del bicameralismo paritario. Ho voluto, in un momento così importante, dare un contributo concreto e approfondito al dibattito in corso», conclude Grasso.

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