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Lombardia, lettera di Maroni, restituire i rimborsi contestati

Fanno ancora rumore e imbarazzo, al Pirellone, le spese contestate a 64 consiglieri o ex consiglieri regionali lombardi, nel periodo che va dal 2008 al 2012, a cavallo delle precedenti due legislature. Rimborsi che ammontano a circa 3 milioni di euro e che, secondo gli approfondimenti della Procura della Corte dei Conti, non sarebbero stati giustificabili con gli impegni istituzionali dei consiglieri. E così, mentre su alcuni giornali stanno uscendo a puntate contestazioni e curiosità sui comportamenti dei politici lombardi che continuano ad allungare ombre, il governatore leghista Roberto Maroni ha dato grande rilevanza a una lettera inviata oggi per chiedere che i rimborsi contestati vengano restituiti. «In merito alla vicenda delle spese dei gruppi consiliari regionali relative al periodo 2008-2012 il presidente della Regione Lombardia – ha fatto sapere l’ufficio stampa nel tardo pomeriggio – ha inviato una lettera ai consiglieri regionali e ai presidenti dei gruppi, con l’intimazione di immediato pagamento delle somme ritenute indebite come quantificato dalla Procura regionale della Corte dei Conti». Dal Pirellone, la sede del Consiglio regionale, è arrivata subito una conferma che di fatto spiega però come il comportamento di Maroni (in carica da un anno) rientri nella procedura. «Si precisa – recita infatti la nota dell’altro palazzo della politica regionale – che queste comunicazioni sono un atto dovuto, effettuato dal presidente della Regione in quanto legale rappresentante dell’ente su richiesta della Procura regionale della Corte dei Conti. Ciò al fine di interrompere i termini della prescrizione quinquennale». «Naturalmente – ha concluso la nota del Consiglio regionale – come indicato anche nella lettera ricevuta dai consiglieri interessati, è fatto salvo il principio del contraddittorio garantito sin dalla fase istruttoria pre-processuale». Per i 64 consiglieri ed ex consiglieri (31 del Pdl, 23 della Lega, 5 del Pd, 2 dell’Udc, 1 a testa Idv, Sel e Pensionati) è stata chiusa da poco l’indagine della Procura di Milano, in vista della richiesta di rinvio a giudizio per peculato. Ma sulle loro teste pendono appunto anche le contestazioni della Corte dei Conti per i danni che avrebbero arrecato alle casse pubbliche. Come per quei «2 milioni e 140 mila euro» in pranzi e cene «annaffiati con ottimo vino», o in veri e propri «banchetti» ma anche in piccole spese come le aspirine, di cui proprio oggi il Corriere della Sera elencava con grande risalto i dettagli.

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