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Scaroni condannato, si complica la partita delle nomine

La sentenza di condanna di Paolo Scaroni al processo della centrale di Porto Tolle piomba con un certo fragore sulla partita delle nomine. È vero che i reati per i quali l’attuale ad dell’Eni e Franco Tatò (in quanto allora amministratori di Enel) sono stati condannati non rientrano tra quelli che impediscono l’eleggibilità ai vertici delle controllate del Tesoro, ma come dimostrano i primi commenti, l’ipotesi di una conferma dell’ad del gruppo petrolifero, magari come presidente, potrebbe farsi più complicata. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, comunque, non si sbilancia, limitandosi a dire che il governo rispetta l’operato della magistratura e sulle nomine «andrà avanti indipendentemente da questa vicenda». Certo, ha però aggiunto, come «ci saranno delle riduzioni» nel ceto politico, così sarà «anche nelle aziende: ne vedrete delle belle». Scaroni è stato condannato per reati ambientali, ovvero per un’infrazione descritta dall’articolo 434 del Codice Penale. La direttiva dell’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, firmata il 24 giugno dello scorso anno, non contempla questo reato tra le varie fattispecie che impediscono l’eleggibilità o determinano la decadenza dei vertici delle società controllate direttamente o indirettamente dal Tesoro: i reati elencati nella direttiva, infatti, riguardano essenzialmente la sfera amministrativa, finanziaria, tributaria o contro il patrimonio. Quindi nulla osterebbe, almeno da un punto di vista normativo, a una conferma di Scaroni, che secondo diverse indiscrezioni potrebbe puntare alla poltrona di presidente, dopo tre mandati come amministratore delegato. «Non possiamo che confermare che rispettiamo tutte le sentenze della magistratura», si è limitato a commentare Renzi, ricordando che «nei prossimi giorni indipendentemente da questa vicenda il governo dovrà esprimere le proprie linee di indirizzo, avvicinandosi la data delle assemblee di Eni, Enel, Poste, Terna e Finmeccanica». Comunque, ha aggiunto il premier, «ho sempre detto e confermo che prima dei nomi aspettiamo di far conoscere agli italiani la visione e i piani di sviluppo di queste aziende per decidere le persone che saranno chiamate a gestirle». Insomma, «nomina sunt consquentia rerum». E le cose, secondo la senatrice del Pd Laura Puppato, non depongono a favore di Scaroni: «Deve essere chiaro a chi nominerà i prossimi dirigenti – ha avvertito – che i nomi di Scaroni e Tatò, assieme ai tanti che hanno accumulato procedimenti in questi anni, non sono più disponibili a conferme o nuovi incarichi, ne va della credibilità di tutta l’Italia». Sulla stessa linea l’europarlamentare del Pd Andrea Zanoni, il quale chiede che «per le nomine in vista per Eni, Enel, Terna si tenga conto dell’elemento dell’ecosostenibilità del management

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