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Rifiuti, giudizio immediato per Cerroni e altri 6 indagati

Giudizio immediato per Manlio Cerroni, patron dell’ex megadiscarica di Malagrotta, l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi ed altre cinque persone finite agli arresti domiciliari il 9 gennaio scorso, insieme con i primi due, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. Il processo comincerà il 5 giugno prossimo.

La richiesta di giudizio immediato, firmata dal pm Alberto Galanti, riguarda anche Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili a Cerroni, Piero Giovi, socio di imprese e storico collaboratore di Cerroni, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina, Luca Fegatelli, già dirigente dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, Raniero De Filippis, responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio.

L’accusa per tutti è quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Il pm contesta, a seconda delle posizioni, anche la violazione di norme contro la pubblica amministrazione e la truffa in pubbliche forniture.

Intanto, il 29 aprile il Tar Lazio si pronuncerà sulla richiesta del Colari (il consorzio che ha nella sua pancia anche la E. Giovi, società proprietaria dei due tmb di Malagrotta) di sospendere l’interdittiva stabilita due mesi fa dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che impedisce ai soggetti pubblici di avere ‘rapporti di lavoro’ con le società cui fanno riferimento i due tmb di Malagrotta e il tritovagliatore di Rocca Cencia, dopo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Roma sul sistema dei rifiuti nel Lazio.

Se i giudici di primo grado accoglieranno l’istanza allora tutto tornerà come prima (almeno fino a quando non ci si esprimerà sul merito), le società potranno riprendere a trattare normalmente con Ama e contemporaneamente decadranno anche gli effetti l’ordinanza del sindaco Marino dello scorso 21 febbraio, in forza della quale la municipalizzata sta continuando a portare una parte dei rifiuti della Capitale nei due tmb di Malagrotta e nel tritovagliatore di Rocca Cencia.

In caso di sospensiva, tra l’altro, l’Ama dovrà riprendere a pagare E. Giovi e Colari (al momento i pagamenti sono interrotti perché la norma del codice antimafia cui si rifà l’interdittiva di Pecoraro prevede anche il divieto di ‘erogazioni’), che nel frattempo hanno inviato già diffide a pagare, e a saldare i mesi non pagati. Se invece sarà confermata l’interdittiva, allora lo scenario dei rifiuti per Roma potrebbe farsi molto buio, al limite dell’emergenza. Perché, innazitutto l’ordinanza sindacale durerà fino al 21 maggio e in assenza di un intervento del ministero dell’Ambiente (leggasi nomina di un commissario che si occupi anche di gestire o affidare la gestione di quegli impianti) o della magistratura (ci sono stati colloqui tra Procura e Roma Capitale e si è in attesa di una risposta) c’è l’enorme punto interrogativo su come trattare tutti i rifiuti di Roma, visto che verrebbe a mancare il presupposto normativo che attualmente legittima Ama a servirsi di questi impianti privati

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