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Povero Veneto, ha già tanti problemi. Questa non ci voleva

Ci mancavano gli eversori veneti,in questo momento di grande confusione. Ovvio, il primo pensiero è che la Procura abbia avuto le sue ottime ragioni per intervenire, se questa “Alleanza” trattava armi con la mala albanese, si preparava a creare sommovimenti in vista delle Europee, intendeva cavalcare l’onda del serpeggiante secessionismo veneto certo un segnale andava dato. Uno stop deciso. C’è sempre qualcuno che naviga sotto il pelo dell’acqua, pronto ad intercettare gli umori e i sentimenti di disagio, di frustrazione. Il terrorismo non è mai completamente morto in Italia, è monitorato costantemente. Ma è un fenomeno carsico, riemerge qua e là, vedi le fiammate No Tav, i cortei caldi a Roma. Ma nel Veneto è diverso. C’è un malessere sociale crescente, una rabbia che aspetta solo di esplodere, decine di reportage televisivi hanno amplificato la questione. Era terra ricca, oggi soffre la crisi, fabbriche chiuse o delocalizzate, maestranze a spasso o in cassa integrazione. Lo shock è grande e il senso di ribellione allo Stato che ha solo la faccia cattiva e dura dell’esattore fiscale cresce in modo esponenziale. C’è chi soffia sul fuoco, naturalmente, e la storia del fantomatico referendum secessionista dell’altra settimana ha lasciato il segno. Si può sorridere e cercare di minimizzare, si può enfatizzare la notizia, lanciare grida d’ allarme. Ci può essere una visione più riflessiva, più articolata, che mette prudentemente le mani avanti e calca la mano sulla accusa di terrorismo per far capire a chi deve capire che lo Stato vigila e non lascia correre. Nessuno ha ancora usato la tanto abusata parola “golpe”, nessuno crede che ci possa essere nemmeno in nuce un movimento secessionista regionale. La personalità degli arrestati è solo parzialmente inquietante, personaggi vecchi e nuovi di basso profilo, radicati nella realtà politica veneta di sfondo. Se hanno pensato di sovvertire l’ordine costituito vanno inquadrati e puniti. Il Veneto è anche questo, ma non solo questo. Se lo Stato centrale avvertisse la delicatezza della questione e dialogasse con quella realtà sociale e produttiva molte tensioni si scioglierebbero, in paese intero ne trarrebbe giovamento.

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