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SCHEDA/ Da Fini a Toti-Gelmini, la lunga serie dei fuorionda

Il Berlusconi «parcheggiato», intrappolato «nell’abbraccio mortale di Renzi» di cui sussurrano Maria Stella Gelmini e Giovanni Toti è l’ultima della lunga, lunghissima serie di fuorionda su cui politici, di ogni schieramento, sono incappati nel corso degli anni. Un momento di distrazione, un microfono acceso e la frittata è fatta. Oggi è toccato a Gelmini e Toti, ma in un’altra epoca agli albori della storia di Forza Italia ci fu un altro azzurro della primissima ora ad essere coinvolto. Un memorabile fuorionda, in diretta tv, a uno speciale del Tg4 nel 1994. Rocco Buttiglione, allora segretario del Ppi, pensando di essere in pubblicità approcciò Antonio Tajani, portavoce di Forza Italia, caldeggiando la possibilità di un’alleanza Ppi-Fi alle politiche. Ma anche lo stesso Berlusconi è stato tradito più volte dai fuorionda. Uno degli ultimi risale alla campagna elettorale delle politiche del 2013. Ospite di Barbara D’Urso, il leader azzurro, mentre stava partendo lo stacchetto pubblicitario, chiede alla conduttrice di fargli alcune precise domande. «E poi mi domandi…», si sente distintamente. Polemiche immediate sull’intervista, l’intervistato e l’intervistatrice. Uno dei fuorionda più famosi risale ai tempi dei burrascosi rapporti tra Berlusconi e Gianfranco Fini. L’allora presidente della Camera si mise a chiacchierare con il procuratore Nicola Trifuoggi, vecchia conoscenza, durante un convegno su Paolo Borsellino. Parte uno scambio di battute su Berlusconi ma i due non sanno che i microfoni sono accesi. Dice Fini: «No ma lui (Berlusconi, ndr), l’uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo…». E Trifuoggi risponde: «È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano». Ed ancora Fini: «Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto». Qualche anno prima, però, fu Fini a finire vittima del fuorionda anzi, in quel caso, una conversazione raccolta in un bar vicino alla Camera tra i colonnelli di An Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli non proprio teneri verso il loro leader. Anche Beppe Grillo è stato vittima di un fuorionda. Un filmato trasmesso da Massimo Giletti in cui si sente un dialogo tra Grillo, Rocco Crimi e Roberta Lombardi appena usciti dal Quirinale dopo le consultazioni del presidente Giorgio Napolitano. Una conversazione in cui il capo dello Stato, per cui il M5S ha chiesto persino l’impeachment, viene tutt’altro che criticato. «Napolitano è simpatico -dicono-, mi sembra un pò più sveglio ultimamente» e Grillo è d’accordo: «Sì sì, mi è piaciuto molto». «Dobbiamo trovare un altro nome, non chiamarlo più Morfeo». Ma anche il premier Matteo Renzi ha un suo posto nella serie dei fuorionda. È stato ripreso con uno smartphone mentre parlava con alcuni militanti alla festa del Pd di Bologna. Argomento, Pier Luigi Bersani. «Bersani -dice Renzi- durante le primarie è stato perfetto, mi ha fatto un c… così, è stato bravissimo, è andato bene, non ha sbagliato una mossa. Poi negli ultimi mesi… o era spompo, che ci sta anche…. Io l’ho visto a Palermo ed era distrutto, poi c’era Berlusconi che era tornato a fare Berlusconi…». Ma non solo fuorionda e non solo politici. C’è il ‘pizzinò di Nicola Latorre a Italo Bocchino durante Omnibus su La7. O ancora le parole sfuggite a Claudio Scajola, davanti ad alcuni giornalisti, su Marco Biagi. Parole che costarono a Scajola le dimissioni da ministro. E poi, appunto, non solo politici. A finire nei guai persino i ‘saggì. Appena nominato da Napolitano nella commissione dei saggi post caos elettorale del 2013, Valerio Onida cadde nel trannello di Radio 24. Parlando con una finta Margherita Hack, l’ex-giudice della Consulta ammise: «I saggi nominati da Napolitano? Non servono a niente, solo a coprire lo stallo politico». Seguirono scuse. Stessa sorte per Fabrizio Barca, vittima di un ‘fintò Vendola.

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