| categoria: In breve, Senza categoria

SCHEDA/ Liti, “ombrelli” e calci, quando la tribuna è ultrà

Andata… («Napoli squadra di provinciali») e ritorno («grande ignorante!»). Lo scambio di gentilezze tra l’ad della Juventus Giuseppe Marotta e Luigi De Laurentiis, figlio del presidente del Napoli, Aurelio – dopo il successo dei partenopei in campionato, a detta del dirigente bianconero causa di un’euforia ingiustificata sotto il Vesuvio – ripropone lo stupefacente potere del tifo calcistico, capace di mandare fuori giri anche i più navigati dirigenti da tribuna autorità, figurarsi gli ultrà curvaioli. Senza scomodare le esultanze di Adriano Galliani ai gol del Milan, degne del ‘Ras della Fossà, ma mai insultanti e – anzi – simpaticamente genuine, più di una volta i vertici dei club si sono ritrovati invischiati in situazioni roventi. Correva l’anno 1985 e l’allora presidente della Roma Dino Viola subì una pesantissima contestazione allo stadio di Torino. Per lui calci e sputi, insulti d’ogni genere da parte di un anziano tifoso e da un manipolo di esagitati. Ma Viola, da gran signore, non si scompose. E l’indomani ricevette le scuse dell’avvocato Gianni Agnelli e un invito a pranzo di Boniperti. Lo stesso Galliani, un anno fa esatto, nella tribuna vip del Franchi di Firenze fu suo malgrado protagonista di un tentativo di aggressione e rissa sfiorata tra esagitati locali e seguito del dirigente. Non una novità nel caldo impianto viola: nel giugno 1995 il dirigente rossonero ebbe un violento scambio di battute con l’allora presidente della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori. I due furono divisi a fatica dai presenti. Più recente (ottobre 2012) il botta e risposta tra Diego Della Valle e Andrea Agnelli, nel momento più acuto della crisi per il caso Berbatov. Il primo aveva detto «gli Agnelli? Per trovarli bisogna cercare in discoteca». Il secondo aveva replicato «l’ultima volta che sono andato in discoteca era per festeggiare lo scudetto. Auguro anche a lui di andarci per festeggiare qualcosa». Nel mondo del calcio in pochi vantano l’aplomb di Massimo Moratti. Eppure anche l’ormai ex presidente dell’Inter ha avuto le sua cadute di stile. Ed un debole per il non elegantissimo gesto dell’ombrello. Ripetuto a più riprese: per un cartellino giallo mostrato a Pirlo durante un derby, dopo un gol di Ibrahimovic, sempre in una stracittadina e rivolto ai romanisti dopo la vittoria in una finale di Supercoppa italiana. Il cerchio si chiude con il suddetto Aurelio ed una pernacchia, napoletanissimo sberleffo – peraltro mitigato dal supposto autore – emessa alla rete di Callejon contro la Roma lo scorso 11 marzo: «Non volevo emulare Eduardo De Filippo. Era solo esultanza». Eppure quell’indice e pollice intorno le labbra, ad amplificare l’effetto sonoro, ricordavano tanto il miglior Totò rivolto al tenente nazista ne «I due marescialli». (ANSA).

Ti potrebbero interessare anche:

Per i clochard ultimo dell'anno al teatro Argentina
Venezia, approvato il Pat, piano di assetto del territorio
Dà fuoco a direttrice di banca per rapinarla: ricoverata con ustioni di terzo grado
I trucchi per andare in Sardegna e spendere poco
Omicidio a Caserta: fermato 19enne, ha sparato per gioco
BUCHE/ Disagi e traffico in tilt: chiuso il ponte Palatino



wordpress stat