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TEATRO/ Con Silvio Orlando “La scuola” non pare cambiata

Sono passati oltre vent’anni da quando Silvio Orlando portò in scena, assieme a Angela Finocchiaro, il mondo de «La scuola», adattamento teatrale di «Sottobanco» di Domenico Starnone, che divenne poi anche fortunato film diretto da Daniele Lucchetti, che firma oggi un nuovo allestimento di quello spettacolo, che si replica all’Ambra Jovinelli sino al 13 aprile (e riprenderà la prossima stagione), con Marina Missironi e ancora una volta Orlando, che torna a vestire i panni del professor Cozzolino, ricordando quel lavoro come «lo spettacolo più importante della mia carriera, evento entusiasmante e straordinario per noi e per il pubblico». È curioso vedere, a tanto tempo di distanza, quanto poco, per certi versi, sia cambiato di questo spaccato, meno surreale di quel che potrebbe sembrare. I presupposti della realtà odierna, a cominciare dai genitori che sono sempre con i figli contro i professori, che sempre meno riescono a far valere la propria autorità sugli alunni, sono già accennati, nel portare avanti un ritratto in particolare della classe docente, frustrata, poco motivata, malpagata e malconsiderata, oltre che vessata dalla burocrazia, dall’ignoranza e l’ottusità di chi la guida, qui il preside cui dà la giusta supponenza e ambiguità Roberto Citran. Siamo nella palestra di una scuola, trasformata in Sala Docenti, perchè in quella originale ci piove. Ma il fatto rende subito l’idea di un qualcosa che costringe ognuno a misurarsi con le proprie forze, a accettare una specie di sfida, che fa parte del quotidiano specifico del proprio lavoro, messo sotto la lente del bilancio di fine anno, della riunione per gli scrutinii di una classe. La prima parte, con la presentazione dei personaggi e delle situazioni di base è un pò lunga e inutilmente ripetitiva, mentre la seconda, con lo scrutinio vero e proprio, fa esplodere le contraddizioni, le conflittualità, le velleità di personaggi che si trovano a vivere un momento di confusione e, si sarebbe detto, di cambiamento, mentre poco sembra cambiato davvero. Al centro la storia d’amore tra Cozzolino e la professoressa Baccalauro, ogetto di invidie, pettegolezzi, lettere anonime, dopo una rovinosa gita scolastica a Verona in cui tutti, colleghi e studenti, si sono accorti che tra loro stava accadendo qualcosa. Ma soprattutto c’è il modo diverso di intenedre il proprio lavoro e di giudicare i ragazzi di Cozzolino che vuole si tenagno in conto i loro problemi famigliari, specie se hanno qualche particolare qualità. È il caso di Cardini, già bocciato e con un rendimento bassissimo, ma maestro nell’ironia e nel «fare la mosca», volando per tutta la classe, sino a finire sbbattendo ai vetri o morendo, «a dimostrare un suo modo di denunciare un disagio». O di Katia Sbilenchi, ragazzina cresciuta troppo in fretta con tre materie da riparare e che, tra giochi vari, riequilibi di tutti nell’aiutare uno, cinque che diventano sei e così via, finirà per essere addirittura promossa. Una sarabanda di fatti, ripicche, antipatie, invidie, frustrazioni e interessi personali che si intrecciano nella discussione sul rendimento della classe e dei singoli alunni, con risultati che parendo grotteschi, mostrano in maniera più evidente il disagio e l’inadeguatezza generale del nostro sistema di istruzione, come Starnone cercò di denunciare a fine anni ’80 con i suoi scritti. A ridargli vita sono ora, oltre a Orlando fragile e protervo assieme e alla Missironi che sbanda «piena di dubbi», sono un grande, furioso e insofferente professore di francese di Roberto Nobile e i vari colleghi interpretati da Maria laura Rondanini, Antonio Petrocelli e Vittorio Ciorcalo.

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