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Toti dopo il fuorionda con Gelmini: “Preoccupati ma il tavolo non salta”

Toti dopo il fuorionda con Gelmini: “Preoccupati ma il tavolo non salta”

“Siamo preoccupati dell’abbraccio con Renzi perchè siamo preoccupati della qualità delle riforme ma questo non vuol dire che faremo saltare il tavolo”. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi parla dopo il fuorionda con Mariastella Gelmini. Minimizza la portata di quanto si sono detti lui e l’ex ministro dell’Istruzione: “Cose di pubblico dominio”. E chiarisce che Forza Italia è dalla parte delle riforme, anzi “ne vogliamo di più e migliori”.

Riguardo al Senato Toti ha spiegato che o si fa “una buona modifica come quella del 2005” o tanto vale chiudere Palazzo Madama. “Non possiamo fare una riforma azzoppata – ha spiegato – per far mettere a Renzi una medaglietta prima del 25 maggio e poi farla pagare al Paese”. Secondo Toti forse “il piano delle riforme è troppo timido” dato che non parla dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica e di dare maggiori poteri al premier.

La Gelmini, dal canto suo, sgombra il campo da “letture maliziose” del fuorionda. E aggiunge: “La leadership e il consenso di Berlusconi non si possono eliminare per sentenza. Forza Italia guarda con inquietudine al 10 aprile -ha concluso- ma saprà reagire perchè siamo determinati a tornare a vincere”.

Critico, invece, il capogruppo di Fi al Senato Paolo Romani: “Ho l’impressione che il
filoberlusconismo ripetuto in maniera ossessiva da Renzi faccia più danni che l’antiberlusconismo degli anni passati”.

Berlusconi torna a casa. Intanto il leader di Fi è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele, dove era ricoverato da giovedì sera per una infiammazione al ginocchio. L’ex cavaliere ha lasciato la clinica dall’uscita del pronto soccorso, eludendo i giornalisti che lo attendevano davanti all’ospedale. In macchina insieme a lui la fidanzata Francesca Pascale.

Berlusconi dovrebbe intervenire telefonicamente alla presentazione ufficiale del Club Forza Silvio Bergamo. Sempre al telefono, alle ore 18, parlerà alla presentazione delle liste per le elezioni Europee di maggio a Milano nel Centro Congressi della Provincia milanese.

Il fuorionda Toti-Gelmini. Nel fuorionda con la Gelmini, Toti parla di un Berlusconi che vive giorni di angoscia, fisica e morale. “Non sta bene”, sussurra Toti all’orecchio della Gelmini, “ha male a un ginocchio, potrebbe alzarsi sulle stampelle ma è debole”. Ma più che nel fisico, Berlusconi soffre dentro. Stretto in pensieri cupi che lo stringono a tenaglia e turbano quello che dovrebbe essere solo il periodo dedicato al recupero prima di riprendere a camminare spedito. E invece no, Silvio è azzoppato nel fisico e nel pensiero. E le pinze che stritolano il suo cervello hanno entrambe un nome.

La prima anche un cognome: Renzi. Come riporta il “fido” Toti, il capo non sa che fare con Matteo e con quel patto per riforme che non sta pagando. Anzi: l’ultimo sondaggio, commissionato a Ixè dalla trasmissione Agorà pone Forza Italia come terzo partito del panorama politico italiano, con il 16,9 per cento dei consensi e nettamente in ritardo rispetto a Pd e M5S. “Berlusconi ha capito che ‘sto abbraccio mortale ci sta distruggendo ma non sa come sganciarsi”, spiega Toti alla Gelmini.

Offrendo a chi non l’avesse ancora capito la spiegazione del perché da giorni tutti i forzisti, a cominciare dai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, si passano il testimone nel dare addosso al premier. Nel tentativo, disperato, di provocare una reazione, innescare una crisi tale da giustificare una rottura addebitabile al Pd. Ma Matteo è abile, troppo, forse anche per l’ex Cavaliere.

L’altra “pinza”, è una data: 10 aprile. Il giorno in cui i giudici decideranno le modalità con cui Silvio dovrà scontare l’unico anno di detenzione che dovrà scontare dei quattro inflittigli in via definitiva dopo la condanna per frode fiscale al processo Mediaset (tre da non scontare per indulto). Domiciliari o servizi sociali, per un leader che si vorrebbe ancora “agibile” la prospettiva non è rosea. La parola, ancora una volta, a Toti: “Una della Stampa mi ha detto che non gli danno un cazzo, neanche gli assistenti sociali. Gli dicono: vada a casa, stia lì e non rompa i coglioni”.

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