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Miriam Mafai: al Maxxi l’omaggio alla giornalista combattente

Impossibile dimenticare il suo «stare giorno per giorno dentro le cose»: chi ha conosciuto Miriam Mafai o anche chi soltanto ha avuto modo di leggere le parole scritte in tanti anni di giornalismo porta con sè il ricordo della sua determinazione e della sua umanità. A due anni dalla scomparsa, avvenuta il 9 aprile del 2012, l’Associazione Miriam Mafai, voluta dai figli Sara e Luciano Scalia, l’Associazione Stampa Romana e l’Associazione Pari o Dispare ricordano al Maxxi la giornalista, la scrittrice, ma soprattutto la donna Miriam in una giornata a lei interamente dedicata. Al centro di questo omaggio il rapporto tra donne, media e potere, un tema che ha sempre appassionato chi, come lei, ha tenacemente e per tutta la vita combattuto per i diritti delle donne. «Questa giornata deve essere un omaggio a tutte le Miriam», ha detto Simona Mafai, evidenziando quanto sia attuale il valore dell’attività umana, politica e intellettuale di sua sorella Miriam, in una società come quella di oggi in cui tanta strada resta ancora da fare per la questione femminile. Dopo la lettura dell’affettuoso messaggio del Presidente Napolitano, davanti a una platea affollata di amici e colleghi, tra cui il Presidente della Rai Anna Maria Tarantola e il direttore di La Repubblica Ezio Mauro, grande è stata l’emozione nell’ascoltare di nuovo la voce della Mafai nel filmato «Tanti baci, Miri», realizzato da Paola Di Pietro, Maria Russo e Alessandra Colonna con i materiali delle Teche Rai. In un collage di interviste, nel video Miriam Mafai ripercorre le tappe principali della sua vita fatta di arte, cultura, politica e passione civile: dalla famiglia alle leggi razziali che la colpirono per le sue origine ebree, dall’adesione al Partito Comunista alla scelta di iniziare la carriera di giornalista. E poi ancora il matrimonio con Umberto Scalia, la nascita dei figli, l’amore per Giancarlo Pajetta, la passione per i nipotini. Senza ovviamente dimenticare alcune emblematiche pagine di storia, come la fine dello stalinismo, il sequestro Moro, le leggi sul divorzio, le contestazioni femministe. Una vita sempre in prima linea la sua, combattuta a colpi di penna dalle pagine di Vie Nuove, L’Unità, Noi Donne (di cui era direttrice), Paese Sera, La Repubblica (che contribuì a fondare per poi diventarne editorialista), ma anche come presidente della Federazione nazionale della stampa italiana dal 1983 al 1986 (prima donna a essere eletta). Se Miriam Mafai continua a parlare alle donne di oggi, grazie alla sua capacità di lettura e analisi critica della realtà, non sorprende quindi che questa giornata-ricordo abbia rappresentato l’occasione più naturale per presentare la prima edizione del premio giornalistico a lei intitolato, riservato alle giovani under 35. Premiate Francesca Esposito e Rosita Fattore. Dopo la lettura di un brano che la Mafai dedicò al tema della piazza come luogo dagli umori mutevoli ma imprescindibile per la democrazia, i tanti ricordi degli amici. La giornalista Myrta Merlino, la direttrice del Maxxi Giovanna Melandri, il presidente di FNSI Giovanni Rossi, la vice presidente del Senato Valeria Fedeli, hanno sorriso ricordando la risata, l’autoironia, la capacità di dare e di ascoltare di una donna che tanto ha inciso nella cultura italiana. Con loro anche la voce commossa dell’ex ministro Emma Bonino, amica e compagna di tante battaglie: «Miriam mordeva la vita con curiosità, con la convinzione che non possa esistere la libertà senza responsabilità e che i diritti conquistati non debbano essere dati per scontati».

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