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Allarme allergie a Roma, inquinamento sotto accusa

A Roma è allarme allergie e gli esperti riuniti a congresso puntano il dito contro la ‘mal’arià. «La situazione a Roma e nel Lazio è preoccupante», avverte Domenico Schiavino, direttore dell’Istituto di allergologia e della Scuola di specializzazione in allergologia del Policlinico Gemelli. «Le allergie e i pazienti aumentano a causa dell’inquinamento ambientale», e «sebbene il Lazio non sia una regione a grande sviluppo industriale, lo smog della Capitale è sufficiente per aumentare il livello medio di incidenza. Abbiamo rilevato – tesimonia – che tantissime persone che nelle altre regioni avevano soltanto modesti disturbi, una volta a Roma hanno presentato disturbi via via maggiori. Questo perchè lo smog veicola più profondamente le particelle polliniche per le vie respiratorie, provocando una maggiore sensibilizzazione e una maggiore facilitazione di disturbi respiratori e polmonari». I principali nemici del respiro dei romani sono le graminacee, i cipressi nel periodo pre-primaverile, e la parietaria officinalis. «È facile incontrare in giro per Roma, città di vecchie rovine e muri antichi, cespugli di parietaria», riferiscono gli specialisti riuniti all’Ergife Palace Hotel da oggi fino al 12 aprile, per il 4° Congresso Ifiaci (Federazione delle società italiane di immunologia, allergologia e immunologia clinica) e il 27° Congresso nazionale della Siaaic (Società italiana allergologia, asma e immunologia clinica). «Questi sono estremamente offensivi, perchè hanno pollini minuscoli che penetrano profondamente per le vie respiratorie, provocando in poco tempo sintomi asmatici». «Preoccupanti anche le impollinazioni di graminacee, una delle allergie più diffuse nel Lazio – proseguono gli esperti – ma nel periodo estivo è in arrivo anche l’allergia all’ambrosia, uno dei maggiori responsabili di allergie respiratorie negli Usa, sbarcato in Italia circa 15 anni fa per l’intensificarsi dei viaggi aerei. Nelle province di Rieti, Frosinone e Latina, invece, sono in aumento le allergie all’ulivo». Tra le proposte degli allergologi per la città di Roma, «puntare maggiormente a migliorare la qualità dell’aria, e sostituire piante e alberi, più presenti da un punto di vista ornamentale, con altri arbusti meno allergizzanti, come stanno facendo in alcune città nel nord d’Europa. Tra gli argomenti protagonisti al congresso anche le allergie alimentari, la rinite allergica, l’asma bronchiale, le allergie professionali e quelle al lattice. »La rinite allergica colpisce un adulto su 5 e un bambino su 4, ma entro il 2020 colpirà il 50% dei più piccoli – ammonisce Massimo Triggiani, presidente uscente Siaaic e docente di allergologia e immunologia clinica all’università di Salerno – L’asma bronchiale colpisce intorno al 10% della popolazione, mentre le allergie alimentari colpiscono il 6% dei bambini e il 4% degli adulti. Per quanto riguarda le allergie ai farmaci, non esistono ancora dati definitivi, ma l’incidenza, anche questa in aumento, è stimabile intorno all’1% della popolazione per quanto riguarda le reazioni avverse a medicinali, soprattutto antibiotici e antiinfiammatori, e a mezzi di contrasto usati in radiologia«. Per aiutare i pazienti a comprendere e a riconoscere la malattia, sarà presentato un piccolo elenco salvavita, 5 consigli su cosa fare e cosa non fare per non incappare in diagnosi errate su ‘dottor Googlè, e per evitare un abuso di farmaci che può provocare danni permanenti. «I sintomi sono spesso simili a quelli di un’ampia fascia di altre malattie – aggiunge Triggiani – Fastidi gastrointestinali, ad esempio, come gonfiori o mal di pancia, sono tipici non soltanto delle allergie alimentari, ma anche di intolleranze o altre condizioni». Gli equivoci, secondo gli allergologi, si hanno anche con i sintomi respiratori: l’iperreattività bronchiale, forte sensibilità delle vie aeree che diventano molto sensibili a stimoli quali fumo, odori forti, agenti irritanti, può essere confusa con l’asma allergica. «In questi casi – conclude Triggiani – una persona su due consulta il web: nel 90% dei casi l’informazione via Internet è scorretta, o in toto o parzialmente. E se la diagnosi è errata, il paziente che si rifugia subito in farmaci può incorrere a danni significativi, oltre ovviamente a non curare nulla. Anche quando la diagnosi è corretta, c’è bisogno di attenzione per capire non soltanto il sintomo, ma per individuarne le cause».

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