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Berlusconi, il giorno del giudizio. “Tenetevi pronti, scateniamo la fine del mondo

“Tenetevi pronti, perché se va come temo, scateniamo la fine del mondo”. La voce di Silvio Berlusconi sembra provenire dal regno dell’Ade alle orecchie di dirigenti e parlamentari che chiamano Arcore per infondere coraggio. Il loro leader non fa nulla per smorzare la tensione, nella più angosciosa delle vigilie che precede l’udienza di oggi pomeriggio del Tribunale di sorveglianza.

Nonostante le indiscrezioni filtrate alla vigilia, la storia dell’affidamento ai servizi sociali in un istituto per anziani e disabili del milanese – dove verrebbe impegnato mezza giornata a settimana – tutto lascia presagire nell’enclave di Villa San Martino che il finale non sarà così roseo. “Io sono sempre Berlusconi e loro i giudici di Milano, vedrete – è lo sfogo ancora di queste ore – comunque faranno di tutto per mettermi fuori gioco”.

L’ex Cavaliere, raccontano, si muove ancora con difficoltà aiutandosi con la stampella, il nervosismo è a fior di pelle. A casa è un via vai dei figli Piersilvio e Marina, in un crescendo di preoccupazione per lo stato d’animo del padre. “Anche perché se c’è una cosa che lo deprime, è proprio la vista e il contatto con persone in difficoltà e quel genere di soluzione lo butterebbe giù” racconta chi gli sta vicino da parecchio tempo. Attorno a lui, solo la compagna Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi, con l’avvocato Niccolò Ghedini. Il legale predica prudenza e silenzio stampa assoluto in attesa del responso. Cautela anche per i giorni successivi alla sentenza: la campagna elettorale non potrà ruotare attorno alla “persecuzione giudiziaria” e agli attacchi alla magistratura, gli è stato detto. “Perché le misure che saranno decise nelle prossime ore potranno essere revocate in qualsiasi momento” è l’avvertimento del legale, che gli ha sconsigliato anche di presenziare oggi pomeriggio all’udienza.

Suggerimenti, consigli che cadono presto nel vuoto se l’assistito è Berlusconi. Basti pensare che nella lunga nota comunque diramata in mattinata da Arcore per mettere all’angolo Forza Campania di Nicola Cosentino, ecco la zampata contro la magistratura “braccio giudiziario della sinistra che vuole impedirmi di fare campagna elettorale”. Non proprio una considerazione leggera se messa per iscritto dal condannato che dovrebbe manifestare “ravvedimento” per ottenere i servizi sociali. Che non sia ancora sicura la destinazione è confermato dalla circostanza che funzionari del palazzo di giustizia di Milano ancora questa settimana avrebbero bussato al centro di ascolto dell’Associazione italiana vittime di malagiustizia, già sondato dallo staff di Berlusconi. Lui resta convinto che lo vogliano vincolare ai domiciliari. “Silenziarlo in campagna elettorale sarebbe l’ennesima ingiustizia ad personam” mette le mani avanti il capolista nel Nordovest Giovanni Toti. Non è chiaro su quali basi, ma i forzisti alla Camera ieri si dicevano invece certi che il pronunciamento arriverà tra domani e lunedì. “Qualunque sarà la decisione, un giorno triste per la democrazia” dice Maria Stella Gelmini.

Poco o nulla contribuiscono a risollevare gli animi ad Arcore la notizia che l’avvocato ed ex ministro spagnolo Ana Palacio, con le deputate Deborah Bergamini e Elena Centemero (ieri in Francia per l’iniziativa), lavoreranno a un ricorso d’appello alla Corte di Strasburgo, dopo il no alla candidabilità già pronunciato due giorni fa. Di Europa, intesa come competizione elettorale, il leader forzista vorrebbe occuparsene dopo la sentenza del Tribunale. Ma le scadenze incombono, le liste vanno presentate entro martedì 15: nel fine settimana, per metterle a punto, con Toti raggiungerà Arcore anche Denis Verdini (dopo che ieri il Senato ha dato via libera alla richiesta dei magistrati di usare le intercettazioni che lo chiamano in causa in diversi procedimenti). La campagna mediatica è stata già pianificata: niente attacchi al governo sulle riforme, ma sull’economia sì. Nelle slide diffuse dal responsabile Antonio Palmieri, gli slogan sono sulla soglia dell’antieuropeismo alla Le Pen: oltre a “Più Italia, meno Germania”, campeggia un “Basta con l’Euro moneta straniera”.

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