| categoria: sanità Lazio

Federlazio, nei laboratori di analisi a rischio duemila lavoratori

Stati generali dei laboratori di analisi accreditati del Lazio oggi a Roma per protestare contro il progetto di accentramento delle analisi cliniche in poche megastrutture proposto dalla Regione Lazio. L’iniziativa e’ stata organizzata da Ursap-Federlazio e S.Na.Bi.L.P Federbiologi, sotto l’egida dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Nell’occasione i rappresentanti dei laboratori di analisi hanno deciso che se non ci saranno novita’ di rilievo nei prossimi giorni, sara’ organizzata a breve una grande manifestazione con relativa sospensione di tutte le prestazioni. Con questo provvedimento, la Regione intende accreditare soltanto quei laboratori che effettuano oltre 200.000 prestazioni annue. Si tratta poco piu’ di una decina degli oltre 350 laboratori accreditati situati capillarmente in tutto il territorio del Lazio. Gli altri laboratori dovranno trasformarsi in semplici punti prelievo conferendo poi tutti i prelievi ad un laboratorio che effettui piu’ di 200.000 prestazioni per effettuare le analisi. Si tratta di un provvedimento che – stando a quanto denunciato oggi – viola ogni diritto di impresa, e’ inutile e gravemente dannoso per l’economia regionale. Nel Lazio operano oltre 350 laboratori accreditati che si sono adeguati a tutti i requisiti di autorizzazione e di accreditamento fissati dalla Regione Lazio sostenendo ingenti spese. Dopo essersi adeguati, tuttavia, adesso si dice loro che la Regione stipulera’ i contratti soltanto con quelli che tra di essi effettuano oltre 200.000 prestazioni. Livello, questo, reso irraggiungibile – spiega Federlazio – dalla circostanza che sin dal 1997 vigono nella Regione Lazio dei tetti di spesa che hanno impedito qualsiasi crescita dei laboratori privati. A cio’ si aggiunge che gli stessi hanno potuto effettuare in convenzione solo una parte delle analisi e che le strutture pubbliche hanno aperto punti prelievo in violazione sistematica della legge regionale che ne prevedeva l’apertura soltanto in situazioni geo-morfologiche del tutto particolari. Questa forma di vera e propria concorrenza sleale da parte dell’erogatore pubblico ha determinato un ulteriore sviamento della clientela e l’impossibilita’ di crescita delle strutture private accreditate. Si tratta, inoltre, di un provvedimento che non produce alcun vantaggio economico per la Regione, in quanto le strutture private accreditate sono remunerate sulla base della tariffa vigente e quindi poco importa quante analisi facciano, essendo la tariffa sempre quella. Verra’ inoltre meno il laboratorio sotto casa e la funzione di consulenza gratuita che essa svolgeva per gli assistiti, che perderanno un importante punto di riferimento. Cio’ che pero’ e’ gravissimo – hanno denunciato oggi – e’ che si ignorano gli effetti economici dell’accentramento che sarebbero devastanti per la Regione stessa, in quanto la chiusura di oltre 300 strutture produttive, che non hanno nessuna convenienza a trasformarsi in punti prelievo, condurra’ al licenziamento di circa 2.000 persone oltre agli effetti sull’indotto, alla perdita da parte dello Stato e della Regione di imposte, tasse e contributi sociali, alla chiusura dei locali attualmente occupati e via dicendo, con effetti drammatici per l’economia regionale.

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