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CHIESA/ Mons. D’Ercole, il nuovo vescovo ‘social’ di Ascoli Piceno

È un vescovo ‘social’ (con un suo sito internet, www.nullavaperduto.it, e una pagina Facebook con più di 10.000 seguaci), vicino ai bisognosi e che vuol essere ‘fratellò anche di chi pratica religioni diverse il nuovo vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole, 67 anni, prete da 40. Il suo nome è legato soprattutto all’Aquila, dove fu accanto al ‘popolo delle carriolè e dove finì anche sotto processo, venendo poi assolto, per la vicenda dei cosiddetti «fondi Giovanardi», 12 milioni messi a disposizione dall’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio per iniziative sociali nel cratere del terremoto. Già vice direttore della Sala Stampa Vaticana ai tempi di Giovanni Paolo II, cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo, nel periodo trascorso all’Aquila D’Ercole ha fatto molto parlare di sè, da quando, da poco arrivato, il 14 marzo 2010 si mise a spalare le macerie del terremoto a piazza Palazzo. «Si chiude l’esperienza aquilana, ma non termina l’amicizia stretta in questi anni – ha dichiarato oggi, senza tacere dei suoi guai giudiziari -. Confesso con semplicità di aver cercato di fare il possibile con tutto l’impegno della mia intelligenza e del mio cuore. Posso affermare che anche le esperienze umanamente più incomprensibili, come quella del processo che mi ha visto indagato e sottoposto a giudizio per un reato di fatto inesistente, come la stessa Procura generale della Corte d’Appello ha riconosciuto, costituiscono un arricchimento umano e spirituale». Ad Ascoli arriva «senza troppi programmi nella mente, ma tanta voglia nel cuore di amare tutti». Dopo aver ringraziato papa Francesco per la fiducia che gli ha accordato chiamandolo a questa nuova responsabilità, «dopo la non facile missione aquilana», «ora – ha detto nel suo messaggio di saluto alla città – sono proiettato interamente verso la Chiesa d’Ascoli Piceno, la vostra e mia famiglia. In questo primo abbraccio, stringo a me l’intera Diocesi», con un pensiero particolare «ai ragazzi e alla gioventù speranza della chiesa ascolana, agli ammalati, ai disabili, alle persone sole, ai carcerati e a quanti si trovano in difficoltà, ai lavoratori e a quanti soffrono per la carenza di occupazione». E anche «ai fratelli di diverse confessioni cristiane e di altre religioni, e a quanti si dichiarano non credenti». Mons. D’Ercole, «innamorato di Maria», affida Ascoli, città di fede mariana, e al suo ministero episcopale alla Madonna delle Grazie, chiedendole «il dono della fedeltà, dell’umiltà e della dedizione sino all’estremo».

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