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Caso kabobo, famiglie vittime chiederanno indennizzo allo Stato

Milano - Il ghanese Kabobo condannato a 20 anni più 3 anni di sicurezza psichiatrica

L’Italia non ha mai costituito un fondo per indennizzare le vittime di reati intenzionali violenti, violando una direttiva dell’Unione Europea del 2004

Milano – I familiari dei tre passanti uccisi a colpi di piccone lo scorso 11 maggio da Adam Kabobo potrebbero intentare una causa civile al ministero dell’Interno, per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Lo aveva già annunciato lo scorso 19 febbraio il legale dei familiari di Alessandro Carolé (che aveva 40 anni), l’avvocato Anna Cifuni, e oggi lo ha ribadito dopo la sentenza di primo grado, Andrea Masini, figlio di Ermanno Masini, un’altra vittima.

L’Italia non ha mai costituito un fondo per indennizzare le vittime di reati intenzionali violenti, violando una direttiva dell’Unione Europea del 2004 che imponeva agli Stati membri di istituire un sistema di indennizzo di questo tipo. Di qui la possibilità di fare causa una volta che il procedimento penale a carico di Kabobo arriverà a sentenza definitiva. Bisogna partire dal presupposto, aveva spiegato Cifuni, che assiste la mamma e il fratello di Carolé costituitisi parte civile contro Kabobo, che una sentenza di condanna implica non solo una pena detentiva, ma anche il risarcimento alle parti civili. Solo che il risarcimento da parte del ghanese rimarrà sulla carta, dato che è nullatenente.

Ed è per questo che una direttiva del 2004 dell’Unione europea ha imposto agli Stati membri di prevedere «l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo e adeguato delle vittime», aveva ricordato Cifuni, spiegando che l’Italia non ha mai costituito quel fondo «ed è stata anche sanzionata dall’Unione Europea» per questo. Una causa simile è già stata intentata in passato e il ministero dell’Interno è già stato condannato dalla corte d’appello di Torino nel gennaio 2012 a risarcire una ragazza, vittima di violenza sessuale, a causa dell’inadempienza dello Stato nell’istituire il sistema di indennizzo. Anche in quel caso i condannati non avevano risarcito alcunché alla vittima dopo la condanna definitiva.

Ed è possibile, da quanto si è saputo, che anche i genitori di Daniele Carella (ucciso a 21 anni), assistiti dai legali Jean-Paule Castagno e Antonio Golino, intentino anche loro una causa di questo tipo. In relazione a questa ipotesi di fare «causa allo Stato», Andrea Masini, il figlio della terza vittima, Ermanno, ha spiegato: «Valuterò se farla, ma in un Paese normale deve essere automatico, lo Stato dovrebbe già risarcire perchè è colpa dello Stato se è successo quello che è successo perchè non è in grado di controllare». Il gup ha riconosciuto risarcimenti a titolo di provvisionale ai familiari delle vittime compresi tra i centomila e i duecentomila euro, provvisionali che resteranno però solo sulla carta. Le motivazioni della sentenza sono attese tra 45 giorni.

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