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“Non rinviabile il problema dei 70mila infermieri che mancano in Italia”

No, i tagli non ci sono, a meno che non arrivi una sorpresa con un pacco regalo».A dirlo era stato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla vigilia della “due giorni” degli Stati generali che il ministro ha «fortemente voluto» organizzare a Roma. Un evento, aveva spiegato, che «non sarà una fiera ma il momento per fare la pianificazione e il punto della situazione nel settore sanità. Si metteranno in risalto le eccellenze ma ci confronteremo anche sulle problematiche del nostro sistema».

Un evento che, almeno dal punto di vista mediatico e della partecipazione, è stato un indubbio successo, tanto che, soprattutto nella prima giornata (alla quale ha presenziato il Capo dello Stato affiancato dal presidente del Consiglio), ha fatto registrare il “tutto esaurito”; al punto che le sale dell’Auditorium di Renzo Piano, che ospitavano i lavori, non riuscivano a contenere tutti coloro che erano lì per entrare.

E però, la minaccia aleggiava. Sempre alla vigilia degli Stati generali, Lorenzin aveva ricordato d’aver spiegato la «necessità di fare tagli che io chiamo risparmi per reinvestirli nel sistema salute. Questo perché l’Italia ha bisogno di grandi investimenti, non possiamo permetterci di chiedere miliardi allo Stato e quindi vanno recuperati; e le Regioni ci devono stare». Un concetto, quest’ultimo, che il ministro ha ribadito proprio in apertura dell’incontro romano: «Chiamo le Regioni a un grande lavoro di rigore e serietà» perché «devono capire che è il momento di dare una vera scossa, con impegni chiari e quantificati». Per Lorenzin, d’altronde, «non è vero che dal Servizio sanitario nazionale non si possono recuperare risorse; ci sono ancora margini di efficientamento e si può gestire meglio» e «c’è bisogno di un sistema trasparente per coloro che devono gestire 110 miliardi di euro di fondo sanitario nazionale».

«Stiamo lavorando – ha quindi spiegato il ministro – perché non ci siano tagli lineari; questa è una condizione essenziale poiché dobbiamo lavorare con una certezza di budget. Però – ha proseguito – abbiamo sempre detto, come è previsto dalla legge, che il budget del Fondo sanitario nazionale è legato al Pil». Rispondendo quindi a una domanda dei giornalisti su un ipotetico taglio di un miliardo alla sanità nel Documento di economia e finanza in procinto d’essere varato dal Cdm «stiamo facendo il totonumeri ormai da settimane – ha detto – ma non mi risulta». Finché «non ho i numeri del ministero dell’Economia – ha precisato Lorenzin – faccio solo azione preventiva. Il punto è che abbiamo un budget sulla base del tendenziale del Pil, ma cosa diversa sono i tagli lineari».

Nell’attesa che tutto ciò trovi conferma nei documenti che vedranno la luce, la kermesse romana ha visto la parecipazione di decine e decine di relatori, italiani e stranieri, a diverso titolo nell’orbita della sanità.

Sbloccare le assunzioni per rianimare la sanità. In questo affollatissimo parterre, anche gli infermieri hanno fatto sentire la propria voce. Con un monito, quello di Gennaro Rocco, vicepresidente della Federazione Ipasvi: «Non può esserci salute senza infermieri. Perciò il Governo giochi subito tre carte: sblocco del turn over, adeguamento degli organici, sviluppo della sanità territoriale» ha detto Rocco nel suo intervento alla tavola rotonda sul ruolo e il futuro delle professioni sanitarie. Il presidente del Collegio Ipasvi di Roma ha insistito molto sull’evoluzione dei bisogni di cura e di assistenza legata all’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di pazienti affetti da multipatologie che necessitano di cure sempre più complesse. Riaffermando il ruolo centrale ed esclusivo dell’infermiere nella presa in carico della persona malata, Rocco ha tra l’altro chiesto al ministro Lorenzin di assumere impegni precisi per un deciso cambio di passo del Governo sulla grave emergenza degli organici infermieristici. «Non è più rinviabile – ha sostenuto – il problema dei 70 mila infermieri che mancano nel nostro Paese rispetto alla media Ocse, mentre addirittura abbiamo 30 mila colleghi disoccupati». Un paradosso, ha aggiunto, che si verifica «non perché manchino le possibilità di lavoro per questi professionisti, di cui anzi ci sarebbe un gran bisogno, ma per gli effetti di politiche miopi troppo concentrate sul taglio dei costi. Serve invece un piano di riorganizzazione serio delle cure e dell’assistenza sul territorio capace di abbattere il ricorso improprio dei cittadini in ospedale che oggi aumenta enormemente i costi. E senza infermieri – ha concluso Rocco – questo non si può fare».

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