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L’Umberto I manda a casa i malati di Sla?

Qualora il paziente non si adatti alla Niv (ventilazione non invasiva), e abbia firmato le Direttive anticipate per la non intubazione, viene inviato al domicilio se necessario con l’indicazione delle cure palliative». Queste le testuali parole riportate nel documento che definisce il percorso intraospedaliero del Policlinico Umberto I di Roma per i malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), riferisce l’associazione Viva la vita onlus definendo «inquietanti» queste parole, enunciate lo scorso sabato durante il convegno ‘Clinica diagnosi terapia della Slà. Parole che, sottolinea l’associazione, «nascondono neanche troppo velatamente l’atto di scaricare il ‘problemà direttamente sulla famiglia che dovrà cavarsela da sola. Famiglia già debitamente provata e confusa, con un gran bisogno di essere accompagnata e supportata. Difatti, secondo il percorso, se un malato di Sla in crisi respiratoria è ricoverato nel Reparto di fisiopatologia respiratoria e decide di non essere sottoposto a operazione di tracheostomia, e quindi di essere attaccato a una macchina per continuare a respirare, viene invitato a ritornarsene a casa. Al limite con l’indicazione di trovare un Centro per le cure palliative – rarissimo per i malati di Sla – che possa alleviarne le sofferenze».

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