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RIFORME/ Ancora braccio di ferro nel Pd, i grillini appoggiano la minoranza

Roma - Il Parlamento

Prosegue il braccio di ferro sulle riforme all’interno del Pd tra gli oppositori del ddl del governo guidati da Vannino Chiti e il ministro per le riforme Maria Elena Boschi. In questa frattura ha cercato di incunearsi M5s, che ha annunciato il sostegno al ddl Chiti, alternativo a quello del governo. Ma la giornata di oggi ha fatto registrare soprattutto l’incertezza della posizione di Forza Italia, dentro la quale monta la fronda contraria alla riforma, nonostante il nuovo incontro Berlusconi-Renzi di due settimane fa. In questo quadro, interviene il premier parlando di alcuni senatori che «cercano visibilità». Ma io non ci sto a perdere la faccia, ribadisce intervistato dal Tg1. Da qui la conferma della necessità assoluta di decidere entro maggio sulla partita riforme. Stamani il ministro Boschi, in una intervista a Repubblica, ha ricordato che l’eliminazione del Senato elettivo, sostituito da un Senato eletto dai Consigli Regionali era nel programma del centrosinistra sin dal 2006, quando Vannino Chiti era ministro delle riforme. Ecco perchè la richiesta a Chiti di ritirare il suo ddl, che propone un Senato ancora eletto direttamente dai cittadini e con senatori che ricevono una diaria. A stretto giro di posta è arrivato un «niet» dal senatore dem, secondo il quelle il ddl Boschi si allontana dal progetto del centrosinistra del 2006. A sostenere il ddl del governo è intervenuta in commissione la renziana Isabella De Monte. Gli altri senatori intervenuti, di M5s, ex M5s, Sel e Forza Italia si sono tutti espressi per un Senato con elezione diretta. A tentare di incunearsi nella faglia di divisione interna al Pd è stato, appunto, il M5s. Il capogruppo in Senato, Maurizio Buccarella ha infatti annunciato il sostegno al ddl Chiti, dando quindi degli argomenti alla sinistra interna del Pd che da sempre propone un dialogo con i pentastellati in alternativa a Fi. Ma è proprio il partito di Silvio Berlusconi che ha lasciato spiazzati gli osservatori. Tutti gli interventi in Commissione, da Giacomo Caliendo a Augusto Minzolini (che ha presentato un proprio ddl) fino a Lucio Malan, hanno bocciato il ddl del governo, nonostante la benedizione di Berlusconi dopo il suo incontro con Renzi a Palazzo Chigi. Malan, parafrasando il Ragionier Fantozzi di Paolo Villaggio ha bollato il ddl Boschi come una «cagata pazzesca». Al di là del linguaggio colorito, lo stesso capogruppo di Fi in commissione, Donato Bruno, si è mostrato preoccupato, sottolineando che sul Senato elettivo le divisioni sono presenti in tutti i gruppi: «forse su questo una riflessione Berlusconi e Renzi la devono fare», ha aggiunto alludendo quindi alla possibilità di un nuovo incontro tra i due. Domani sarà una giornata importante per capire se i gruppi di Fi rispondono ancora a Berlusconi. Prima di una riunione del gruppo di Fi, nel pomeriggio interverranno in Commissione il presidente dei senatori «azzurri» Paolo Romani, lo stesso Donato Bruno, e Maurizio Gasparri; ma anche il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda e gli oppositori interni ai Dem, come Chiti, Walter Tocci e Massimo Mucchetti; senza contare Gaetano Quagliariello e Linda Lanzillotti che dovranno chiarire se Ncd e Scelta civica si schiereranno con il ddl Boschi.

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